Droni e giornalisti, gli Usa vogliono regole (ma apre la scuola per piloti paparazzi)

Tutto starà nel saper tirare la sottile linea che divide i reporter dalle spie.  Pare proprio che disseminati in tutti gli Usa ci siano giornalisti e paparazzi appostati ad aspettare di poter immortalare le loro prede usando I droni, così come aspettano che la Federal Aviation Administration crei le regole per poterli usare. A dire il vero questa fase è recente, poiché qualche ardito fotografo di riviste gossip ci ha già provato, ed è anche finito nei guai per aver violato il divieto di utilizzo commerciale degli Rpas, piccoli o grandi che siano.

Photo: courtesy by: The Motherboard website

Photo: courtesy by: The Motherboard website

Ora il Congresso ha cominciato ad affrontare il problema, anche se la norma tanto attesa pare non sarà firmata fino a novembre, ed entrerà in vigore soltanto dopo qualche mese di “prova”, periodo durante il quale la FAA raccoglierà i pareri di operatori, assicuratori e ispettori di volo. Fino ad allora, grazie a una legge del 1981, soltanto gli aeromodellisti possono utilizzarli. Intanto però, siccome l’occasione di farci soldi è ghiotta, Matt Waite, un professore di giornalismo dell’Università del Nebraska, ha appena fondato una scuola per reporters drondotati, o se preferite Drones-equipped.

Il portavoce dell’FAA Alison Duquette ha però ricordato che gli hobbisti operano sotto regole molto stringenti in fatto di sorvolo di persone e cose, e che quindi il giornalismo così fatto solleverà grandi interrogativi sulla responsabilità civile.

Ma questo non ferma la voglia di imparare: attualmente la scuola di aero-paparazzi conta 123 allievi da 21 Paesi e www.DroneJournalism.org raccoglie adesioni ogni giorno, e il 3 gennaio un fotografo de The Spokane (Wash), diffondendo le immagini di un evento privato si è cacciato nei guai, pur con l’attenuante di trovarsi a operare ancora in quella “zona grigia” che attende di essere normata. Sul fronte opposto, Eric Seals, fotoreporter del Detroit Free Press, ha dichiarato che prima di utilizare il loro Phantom craft per pubblicare immagini, attende un chiarimento dall’ufficio legale dell’editore e dice:

Siamo convinti che si tratti di una piccola rivoluzione, e spero che le norme in fase di studio non si rivelino troppo stringenti, finendo per scontrarsi con la libertà di stampa e il diritto di cronaca.”

Chris Calabrese, consigliere legale per l’unione American Civil Liberties, il 15 gennaio ha inviato un messaggio al Senato nel quale dichiara: “La fotografia con il drone, come ogni altra forma di ripresa, dovrebbe essere garantita dal Primo emendamento, lasciando la possibilità di operare per la raccolta di situazioni od eventi.” Propone anche di cambiare il nome dei piccoli Rpas per superare l’accezione negativa che il pubblico ha della parola drone. Per saperne di più:

http://www.poynter.org/latest-news/top-stories/237649/journalists-await-new-drone-regulations-and-wait-and-wait/

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