Il drone di Facebook vola (troppo) alto

Notizie come questa fanno sorridere. Che Mark Zuckerberg, numero uno di Facebook, abbia acquistato un’azienda di droni eco-sostenibili per portare la connessione web dove ancora non è disponibile, è certamente verosimile per definizione, ma soprattutto alle orecchie dei capo redattori ha il sapore di una succulenta genialata lungimirante. Tuttavia per gli addetti ai lavori suona quantomeno un po’ strana. 

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Il fatto: Facebook avrebbe comprato la Titan Aerospace di Moriarty, nel Nuovo Messico, per 60 milioni di dollari, una cifra notevole per un’azienda che, nonostante la grande campagna acquisti di risorse umane specializzate e una comunicazione efficientissima, finora non ha mostrato un prototipo. Avrà infatti a catalogo due modelli ad energia solare (il più grande peserà 100 chili), e a lunga autonomia, soltanto nel 2015 e questi non saranno affatto economici, anzi: la definizione che l’azienda del Nuovo Messico utilizza per i suoi prodotti “Solara 50 e 60” non è quella di droni e neppure una delle sigle comunemente usate nel settore, bensì quella di “satelliti atmosferici”, ovvero di macchine in grado di volare ai limiti della stratosfera per interi giorni, trasportando un carico utile complesso e pesantissimo. Questo dovrà giocoforza essere formato dai ricetrasmettitori a larga banda per le comunicazioni verso terra (ovvero verso il gateway internet), e quelli ai quali gli utenti dovrebbero collegarsi per avere accesso al servizio.

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Tuttavia, per poter rimanere in volo così a lungo, i Solara devono restare a non meno di 15-25 km d’altezza, una distanza tale che nessun dispositivo WiFi esistente nel settore consumer può raggiungere, a meno di non essere ritrasmesso da ripetitori e impianti terrestri talmente costosi che, a quel punto, converrebbe “tirare” una linea ADSL da Tunisi a Johannesburg soltanto per citare l’Africa. Considerando che Zuckerberg è tutt’altro che idiota, è evidente che le fonti della notizia siano tutte da verificare e che le cose non stanno proprio così. Fermo restando, che Titan Aerospace è una startup di grande innovazione e che il business è senza dubbio possibile, seppure in termini ben differenti da quanto riportato dalla stampa stamattina. Ma pensare che sullo spazio aereo superiore di Africa e Asia orbitino costantemente flotte di Solara, resta improbabile. Posto che il web a certe latitudini non è certo una priorità. 

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