Lo Zefiro che porta nuovi piloti

Sviluppare nuove idee per il futuro è prerogativa di chi vede oltre il quotidiano. Se poi il settore è quello dei velivoli a pilotaggio remoto, e il luogo è uno splendido aeroporto che ha bisogno di rilancio come quello di Capannori (LU), allora le possibilità di realizzare progetti innovativi sono concrete e acquistano aspetti nobili: salvare una risorsa collettiva come una pista di decollo, usare l’area per collaudare mezzi utili alla società, perché impiegati come strumenti di salvaguardia del territorio, poter svolgere corsi e addestramento dedicato a questo settore.

La persona lungimirante è Eugenio Baronti, una doppia esperienza come assessore nel suo territorio e la voglia di costruire: il suo progetto si chiama Zefiro Ricerca e Innovazione – del quale è ideatore e oggi presidente – e sta avendo successo, a cominciare dai corsi per operatori di Rpas per aerofotografia e fotogrammetria, in programma da maggio a ottobre, che hanno già raccolto oltre cento iscrizioni e che attendono a breve il riconoscimento da parte dell’Enac.

Andando con ordine, la Società Aeroporto di Capannori Spa è la realtà a capitale completamente pubblico che negli ultimi tre anni ha riqualificato l’infrastruttura aeronautica esistente dagli anni Trenta, quindi storica, che aveva vissuto momenti di abbandono e degrado. Un impegno economico forte da parte del Comune di Capannori che ha acquisito il 90% delle quote, un contributo di 400.000 euro è arrivato da Enac nell’ambito della riqualificazione dei piccoli aeroporti, altri 220.000 dalle Fondazioni bancarie lucchesi. Il progetto Zefiro Ricerca e Innovazione, in collaborazione con l’Università di Pisa e la Regione Toscana, permette proprio di concentrare a Capannori attività di sviluppo e collaudo di velivoli leggeri (anche pilotati), proponendo in particolare la struttura come centro di sviluppo per le attività con mezzi Unmanned.

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=fFi6k0VlPuM

(Dal sito www.zefiroinnovazione.it)

Presidente Baronti, come è cominciata questa avventura e perché?

“E’ partita in seguito alla mia esperienza come Assessore regionale toscano alla ricerca. Mi sono reso conto che un progetto innovativo, arrivato nella sua fase finale, spesso è condannato a rimanere al suo stato prototipale senza prospettive perché, molto difficilmente, riesce a trovare dove, come, e con chi poterlo realizzare, affinare e dimostrare per verificarne le reali potenzialità di sviluppo industriale. Vista questa criticità, una volta conclusa la mia esperienza amministrativa, ho portato avanti l’idea e il progetto di realizzare, dentro l’aeroporto di Capannori, un dimostratore tecnologico per testare e dimostrare progetti innovativi e costruire e facilitare percorsi di valorizzazione ed industrializzazione. L’obiettivo del progetto è anche quello di legare al nostro territorio il mondo della scienza e della conoscenza che rappresenta una speranza di futuro per lasciarsi alle spalle questa crisi. Con questa idea stiamo progressivamente trasformando l’aeroporto di Capannori da ‘eterno problema mai risolto e sempre mal gestito’, in una grande opportunità di sviluppo per il futuro.”

Foto: Eugeniobaronti.it

Foto: Eugeniobaronti.it

Quanta attività con Rpas viene fatta oggi a Capannori e quali sono le caratteristiche peculiari di questo sito dal punto di vista geografico e dello spazio aereo?

“L’aeroporto è aperto all’attività sperimentale per tutti i soggetti che lo richiedono, quindi c’è un’attività di servizio esterna e una ricca e creativa attività interna di Zefiro Ricerca e Innovazione. Attualmente stiamo facendo prove di volo e simulazioni di applicazioni specifiche sempre a uso civile, in prevalenza aerofotogrammetria, telerilevamento. Abbiamo riunito attorno a un tavolo mondi e competenze diverse, in questo modo, si sono attivate preziose sinergie che stanno funzionando come moltiplicatore della creatività del gruppo che sta lavorando a diversi progetti di qualità ed innovativi. Il 14 novembre 2013 abbiamo organizzato una dimostrazione di sistemi integrati a pilotaggio remoto, di terra, acqua e aria, impegnati in un’operazione simulata di difesa civile. Un operatore a terra filmava la scena dell’operazione e le sue immagini, insieme a quelle inviate dai droni, erano trasmesse in diretta alla sala operativa del Dipartimento Nazionale VVF del soccorso pubblico e della Difesa civile al Viminale a Roma. Il sito aeroportuale è ideale per la sua posizione geografica, strategica, e per il fatto che i test di volo possono essere fatti in sicurezza grazie anche al servizio AFIS certificato che dalla nuova torre sorveglia e controlla i test”.

Alla fine di questo mese entrerà in vigore il Regolamento Enac. Quali sono i punti sui quali a suo avviso si devono ancora perfezionare le norme?

“Il regolamento ci vuole, è indispensabile, senza regole c’è il rischio di uno sviluppo selvaggio estremamente pericoloso. Credo che questo regolamento dovrebbe però essere considerato come un punto di partenza, un processo aperto, in divenire, per un mondo tutto ancora da conoscere e scoprire nelle sue potenzialità. Credo che il prossimo futuro di questo settore oggi scalpitante sia condizionato profondamente dalla circolare attuativa che dovrebbe definire chi fa che cosa; i requisiti dei diversi soggetti abilitati da Enac per formare gli operatori Rpas, per autorizzare le operazioni specializzate con vettori sotto i 25 Kg in aree non critiche e critiche, i protocolli di riferimento per la certificazione dei mezzi, eccetera. Da questo, secondo me, dipende il futuro del settore che potrebbe anche essere soffocato nella culla da un’eccessiva rigidità burocratico autorizzativa”.

L’utilizzo degli Rpas leggeri da parte delle pubbliche amministrazioni, a suo avviso, avverrà sempre mediante commessa a vantaggio di aziende private oppure ritiene che saranno costituite flotte gestite autonomamente?

“Difficile prevedere l’evoluzione del mercato nel settore Raps. Se non sarà soffocato, nel giro di pochi anni rivoluzionerà il nostro modo di lavorare e operare in tanti settori civili e industriali. Non credo che i Comuni siano nella condizione di creare flotte gestite autonomamente, sicuramente per qualche operazione specifica di tipo ordinario questo è possibile, ma ci sarà ampio spazio per società di servizio che forniscono mezzi e personale specializzato per tante operazioni di rilevamenti cartografici, monitoraggio, prevenzione, controllo del territorio”.

Con le attività con i droni l’aeroporto di Lucca Capannori è stato rimesso in perfetta efficienza. Stanti le pressioni per recuperare gli investimenti fatti, come pensate di aumentare le attività, quasi servizi volete offrire alle aziende che possono venire qui per fare sviluppi e collaudi?

“Grazie all’impegno del Comune di Capannori è stato avviato un processo di rinascita della struttura, sono stati recuperati e resi agibili strutture abbandonate e proprio in questi giorni sono finiti i lavori, con fondi Enac, di realizzazione della nuova torre e di riqualificazione dell’area esterna. L’aeroporto si riqualifica come scalo avioturistico, sportivo, per l’aviazione d’affari, come centro del servizio elicotteristico antincendio della Regione Toscana e dei grandi elicotteri Eriksson della Forestale e, insieme a queste attività più tradizionali, si inserisce la grande sfida della ricerca e dell’innovazione nel settore dell’aeronautica leggera, aerospaziale, e dei sistemi aeromobili a pilotaggio remoto. Questa sfida rappresenta una delle direttrici strategiche su cui abbiamo fondato il nostro progetto di sviluppo dell’aeroporto di Capannori Lucca”,

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