Ma quale patentino, è un’autocertificazione!

Non esistono scuole approvate, neppure istruttori qualificati. Si impara dai costruttori che certificano l’avvenuto addestramento del pilota-operatore, e lo si comunica al’Enac insieme con la dimostrazione di conoscere le regole dell’aria, avendo conseguito un titolo aeronautico in precedenza. Per i droni più grandi, dal 25 a 149 kg, serve invece il permesso di volo con l’iscrizione nel Registro dei sistemi Sapr, come per gli aeromobili. E oltre questo peso, una licenza di pilota commerciale di aeroplano o elicottero.

Licenza_servizio_informazioni_volo

Al contrario di quanto riportato da diverse fonti, di stampa e sul web, da oggi non è necessaria alcuna patente, brevetto, licenza o “patentino” per poter pilotare un drone.

Non lo è e mai lo sarà per chi acquista un giocattolo, ma attenti a dove lo fate volare e a che cosa riprendete con la videocamera, e non è necessaria – e non lo sarà ancora per molto tempo – per chi ci lavora. Questo perché parlando di “patentino” vorrebbe dire che esistono scuole, istruttori ed esami, e non è vero. Con un però, certamente, la regola è chiara: per chi fa attività di volo professionale con gli Rpas o Sapr, sono obbligatorie l’assicurazione e il permesso dell’Enac rilasciato in forma di autocertificazione da parte dell’operatore, oppure di permesso di volo, a seconda della classe del mezzo e del tipo di operazioni che vengono svolte. Un’altra condizione è che il mezzo e la stazione di controllo siano identificati (marca, modello, numero di serie), oppure immatricolato nel registro dei Sistemi Aeromobili a Controllo Remoto (Sapr), sempre dell’Enac, che in questo caso rilascia le marche al velivolo esattamente come si trattasse di un aeromobile tradizionale.

Semmai, quella che viene spacciata per “patente”, è la certificazione necessaria per il pilota professionista rilasciata dal costruttore di quel tipo di drone e trasmessa all’Enac, un pezzo di carta sul quale viene dichiarato che il titolare ha imparato a condurre quel mezzo in ogni possibile situazione, compresa la gestione di un’eventuale emergenza. Ed è naturale che sia il costruttore a farlo poiché non esiste al momento uno standard di pilotaggio: alcuni droni ad ala fissa hanno stazioni di controllo simili a cabine di aeroplano, con cloche, pedaliera e manetta, altri, sovente i multirotori, si pilotano con radiocomandi simili a quelli per il modellismo dinamico, altri alcora con tablet ed applicazioni dedicate.

Infine, il pilota deve dimostrare a Enac di conoscere le regole dell’aria, e lo può fare avendo conseguito in precedenza un titolo aeronautico (l’attestato di Volo da Diporto Sportivo, la licenza di Volo a Vela, di pilota di aeroplano, aerostato o elicottero), oppure di aver superato l’esame di teoria di uno di questi corsi di addestramento. Ma Enac non rilascerà alcuna “patente” né licenza per drone, bensì un certificato di autorizzazione alle operazioni e pubblicherà il nome del titolare in un elenco consultabile online.

Abbiamo usato la parola “operazioni” poiché è quella che pone le maggiori difficioltà agli assicuratori, che ne hanno discusso il 29 aprile presso la sede dell’ANIA (Associazione delle imprese di assicurazione), a Milano.

I motivi sono diversi, il primo: non esiste letteratura né giurisprudenza sulle quali basare un calcolo probabilistico e il tipo di operazioni, definite da Enac “critiche” o “non critiche”, possono essere effettuate con la stessa macchina volante e in breve tempo, quindi per l’assicuratore non è possibile neppure stabilire facilmente un massimale standard secondo il rischio connesso. Un esempio chiarificatore: tra eseguire ispezioni a un elettrodotto posto in campagna, dove l’unico rischio è danneggiare il drone, e realizzare riprese durante un matrimonio, volando bassi su persone e luoghi, sono attività con rischi ben differenti tra loro seppure possano essere eseguite con i medesimi drone e pilota. Come fare dunque? Un aiuto, derivante dall’esperienza dell’aviazione generale, è praticabile stabilendo il numero di ore di volo annue di un operatore, che però non è ancora noto se debbano essere registrate o meno su un logbook, anche se è presumibile. Il secondo metodo potrebbe basarsi su un premio stabilito per ogni tipo di missione tipo ed evento, una sorta di assicurazione a giornata il cui costo è stabilito a priori e codificato con precisione.

2 pensieri su “Ma quale patentino, è un’autocertificazione!

  1. Pingback: DronItaly 2014 – due giorni a Milano tra droni e positività | Stefano Saldarelli

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...