Archivio mensile:maggio 2014

Rpas per i New York Cops

New York, arrivano i Dronecops

Ancora non possono essere usati dagli agenti del celebre NYPD (il Dipartimento di Polizia di New York), ma il loro capo Bill Bratton non ha dubbi: desidera dotare i reparti di sistemi a pilotaggio remoto per eseguire ricognizioni e inseguimenti, senza più dover richiedere e attendere l’elicottero, per poi sentirsi dire di farlo soltanto quando indispensabile perché è costoso. In pratica, droni piedipiatti. A fargli eco il capo degli “eroi”, ovvero i vigili del fuoco di Manhattan, che ha potuto sperimentare quanto sia più facile circoscrivere un incendio dopo averlo sorvolato. E anche i numeri uno delle forze di polizia di Londra, Washington, Amburgo, TelAviv e Toronto la pensano come loro. Tra le applicazioni più ambite dagli agenti i sensori microradar che riescono a identificare la presenza di armi su automezzi e persone, peraltro già usati con successo sulle strade degli Emirati Arabi. “Sapere se stai inseguendo una persona armata oppure no fa una notevole differenza” sostiene Bratton “così come poter aggirare una casa e tenere sotto controllo le uscite posteriori senza dover impiegare diversi agenti.” Ora la tecnologia Rpas per il NYPD dovrà essere approvata dal sindaco Bill De Blasio e dall’assemblea del Consiglio cittadino.

Photo credit grimjaws

Photo credit grimjaws

Gli Oil-Drone spingono mercato e legislatori

Le grandi compagnie petrolifere stanno promuovendo la definizione dei regolamenti operativi per l’utilizzo dei droni in varie zone del mondo. Le “corporate” sono interessate a poter usare gli Rpas per controllare impianti e siti di ricerca ed estrazione, specialmente dove esiste un rischio per l’incolumità degli operatori. Ad aprire le operazioni di questo tipo, in un momento di mancanza di alcuna regolamentazione, risulta siano stati gli inglesi della BP su impianti posizionati in aree remote, ma ora la domanda arriva dagli Usa e precisamente dall’innevata tundra dell’Alaska. Dopo le ispezioni agli oleodotti fatte dal gigante BP, ora la Apache Corporation di Houston (Texas) sta utilizzando alcuni Rpas per controllare le emissioni di alcuni impianti di trattamento del gas naturale situati nel Regno Unito.

Photo courtesy of Aeryon Scout - il drone Aeryon in azione sugli impianti BP di Prudhoe Bay

Photo courtesy of Aeryon Scout – il drone Aeryon in azione sugli impianti BP di Prudhoe Bay

La domanda in Alaska sta affrettando i tempi di scrittura della norma operativa da parte della Faa, attualmente accusata dagli operatori Usa di bloccare il settore commerciale dei droni. L’ente americano rigetta le accuse e ricorda che per affrettare i tempi sta consentendo alla Conoco-Phillips Co la sperimentazione di droni per l’uso naturalistico nel mare di Chukchi, proprio in Alaska. E non soltanto: riguardo le necessità delle compagnie petrolifere, l’Faa desidera poter autorizzare al più presto le operazioni che portino a una significativa riduzione dell’esposizione al rischio di uomini, proprio come l’ispezione alle linee in pressione e il controllo delle emissioni nocive. Con un solo passaggio e pochi istanti in prossimità delle fiammate, il drone può già trasmettere a terra l’analisi delle componenti chimiche bruciate e di quelle immesse nell’aria. Riguardo le ispezioni alle linee degli oleodotti, queste si eseguono ancora mediante l’utilizzo di elicotteri, e non mancano, tra i numeri della Faa, le percentuali di incidenti dovuti a collisioni con cavi elettrici, ostacoli e costruzioni, avvenuti durante queste missioni, purtroppo con esiti spesso mortali, e quelli accaduti per condizioni meteo marginali (molto freddo, ghiaccio, troppo caldo), fenomeni ai quali i droni sono quasi immuni. Così la WCE Oilfield Services, società specializzata in questa attività, sta dismettendo i mezzi pilotati in modo tradizionale e investendo in tecnologia Rpas. Poter eseguire più frequentemente le ispezioni perché meno costose se fatte con i sistemi a pilotaggio remoto, significa anche limitare i furti di idrocarburi, che negli Usa nel 2013 sono stati quantificati i 174.000 barili di petrolio. Infine, l’Università del Nord Dakota sta mettendo a punto un sistema di controllo delle reti di distribuzione dell’energia da gas basato sul volo pre-programmato e automatizzato di piccoli Rpas, ovvero totalmente senza pilota.

Un elicottero in missione a bassa quota per il controllo di un oleodotto. (photo: http://helimotion.com/helicopter-utility-service)

Un elicottero in missione a bassa quota per il controllo di un oleodotto. (photo: http://helimotion.com/helicopter-utility-service)

AUVSI 2014, il momento degli ibridi “HQ”

Hybrid Quadrotor: Ibridi nella forma, perché con eliche per decollare e atterrare verticalmente, e con altre traenti per avanzare come aeroplani ad ala fissa. E ibridi nella sostanza, perché motori elettrici e alternativi garantiscono, insieme, il massimo dell’autonomia e dell’efficienza.

courtesy of wfs.org

courtesy of wfs.org

Questo il concetto dominante della AUVSI Meeting 2014 di Orlando (12-15 maggio), attualmente la più grande esposizione mondiale dedicata ai sistemi a pilotaggio remoto: con 560 espositori e 8.000 visitatori al giorno. Molte le novità, tuttavia tra i 55 nuovi Rpas presentati, dedichiamo questo articolo all’innovativo Jump-15 di Arcturus, un quadricottero che sarà prodotto anche in versione più grande (Jump 25), e che sarà in grado di ospitare a bordo la piattaforma Tase 500HD e mantenersi in volo continuato per 12 ore. Il Jump 15 altro non è che una versione modificata del più vecchio T 15, variante simile al Sensintel Silver Fox B4. L’architettura è quella già vista a firma di Airbus Defence, ovvero un’ala fissa scalare con quattro rotori verticali per decollo, atterraggio e manovre a bassissima velocità, e quindi un’elica traente (mossa da un motore alternativo), per il volo traslato sostentato dall’ala. Si tratta quindi di un sistema ibrido che non necessita di pista di decollo e che possiede quindi un inviluppo di volo estremamente esteso. Inoltre, l’esemplare mostrato a Orlando era equipaggiato con un autopilota Cct “Piccolo” che sta dimostrando ottime funzionalità di volo autonomo.

Il Jump in hovering

Il Jump in hovering

Latitude, l’azienda che ha sviluppato il concetto Hybrid Quadrotor (HQ), ha svelato ad Ausvi 2014 il sistema denominato HQ 50, in grado di rimanere in volo per 24 ore con un carico utile di circa quattro chili, ma è con il suo HQ 20 (un chilo di carico utile per cinque ore di missione), che affronta il mercato attuale.

Il Jump in volo, photo www.arcturus.com

Il Jump in volo, photo http://www.arcturus.com

L’intenzione di Arcturus è di applicare la tecnologia del Jump all’intera produzione, compreso il nuovo CAT 25 che dovrebbe essere mostrato il prossimo anno. Operativamente, l’elica traente è ferma al momento del decollo verticale e dell’atterraggio, ed entra in funzione quando inizia la fase di transizione dal volo verticale a quello traslato. Le eliche elettriche continuano a ruotare fino a quando la portanza dell’ala fissa è sufficiente per mantenere il mezzo in volo livellato. Pensando di eseguire una missione, dall’arrivo sul posto al decollo per operare servono due persone e 15 minuti. Alla kermesse americana Arcturus ha anche precisato di voler evolvere i progetti Jump 25 e Cat 25, installando una fusoliera e un’ala di dimensioni maggiori e motore trattivo.

La fase di volo sostentato dai quattro rotori serve unicamente per decollo e atterraggio, mentre l’esplorazione operativa è fatta esclusivamente durante il volo in modalità aeroplano. In particolare l’azienda pensa di proporre l’HQ per consegna di medicinali a distanza, installazione di sensoristica e prelievo di campioni in aree critiche.

Sempre nella categoria ibrida, notevole il Sensintel Silver Fox B 4 sviluppato sulla base dell’Albatross elettrico del 2011, fatta dalla texana Dronetech con autopilota Veronte. Questo usa sei motori: un alternativo da 3hp al quale è agganciato un elettrico per ridondanza, più i quattro verticali. Il carico utile 7.3 kg, l’autonomia di 12 ore. Da questo è in fase di progettazione un “fratello maggiore” che interessa molto la Marina Usa, con automonia di 60 ore e 55 chili di carico utile.

http://www.arcturus-uav.com/

Caccia a Boko Haram (senza droni già pagati)

Tra i più gravi fatti di cronaca che hanno segnato questa prima metà del 2014, c’è sicuramente il rapimento delle studentesse nigeriane per opera dei guerriglieri islamisti Boko Haram. E come i media hanno riportato, in Nigeria sono arrivati aiuti internazionali in termini di personale e mezzi.

 

Una delle immagini delle ragazze rapite diffuse dai media. (screenshot RAI)

Una delle immagini delle ragazze rapite diffuse dai media. (screenshot RAI)

Il risvolto “unmanned” di questa vicenda è che nel 2006 la Nigeria aveva acquistato da Israele alcuni UAV da ricognizione, ma a causa di incuria e manifesta incapacità gestionale della flotta, questa giace ferma da anni e non è al momento in grado di compiere le missioni di ricerca che sarebbero opportune per localizzare gli ostaggi. La notizia ovviamente arriva dal costruttore israeliano, che ha decretato la completa inefficienza dei sistemi.

“Per quanto abbiamo saputo e visto, gli Uas non sono in condizione di volare” ha detto Tsur Dvir, dirigente marketing della Aeronautics Defense Systems, azienda basata a sud Tel Aviv, che fornì alla Nigeria i velivoli senza pilota Aerostar. Da parte nigeriana, il portavoce della Difesa, dopo un po’ di imbarazzo e reticenza, ha confermato il fatto senza però rivelare alcun particolare riguardante gli accordi militari tra Israele e il suo Paese, mettendo comunque in forte imbarazzo il governo .

Israele la settimana scorsa aveva inviato sul posto ufficiali del Mossad esperti di negoziazione, che al fianco di personale dei Servizi di Gran Bretagna e francia stanno aiutando i nigeriani nella ricerca di una soluzione del rapimento delle duecento ragazze, avvenuto il 14 aprile.

aerostar

Il fallimento delle operazioni di manutenzione degli Uav pare sia proprio uno dei motivi per i quali il Paese non ha potuto intervenire con prontezza nella vicenda.Dvir, parlando a margine di una conferenza organizzata dall’Israel Defense Magazine, ha dichiarato alla agenzia Reuters che dal momento della consegna degli Aerostar, la Nigeria non ha mai chiesto alcun supporto per la loro manutenzione, fosse esso tecnico come logistico.

Abbiamo ricevuto richieste per pezzi di ricambio, ma nessuna domanda per istituire corsi di formazione oppure operazioni di rimessa in linea dei mezzi, e neppure per l’abilitazione all’uso delle termo camere che possono localizzare un corpo umano nella foresta anche al buio. Probabilmente quei sistemi, consegnati nel 2006, giacciono da qualche parte esposti al sole. Hanno volato soltanto nel periodo in cui le milizie attaccavo gli impianti petroliferi del delta del Niger, quando ad essere rapiti erano tecnici e ingegneri. Senza manutenzione i sistemi divengono obsoleti in poco tempo.”

Ciò che Dvir non rivela è quanti droni Aerostar siano stati venduti al Paese africano, seppure sia quasi confermato che la commessa valse da 15 a 17 milioni di dollari. Tuttavia lo scorso mese di dicembre la Nigeria aveva rivelato di aver prodotto un sistema Uav proprio presso la base di Kaduna, ma nessuno lo ha mai visto staccarsi da terra.

Al momento in cui scriviamo. piloti americani stanno già volando sulla Nigeria alla ricerca delle ragazze scomparse, e il Governo africano sta trattando con i ribelli, negando però la possibilità di liberare prigionieri per uno scambio.

Vale un miliardo il MALE comune dell’Europa

Per comprendere l’importanza che i media hanno dato alla notizia di ieri, relativa alla cooperazione tra Paesi per la realizzazione del drone militare (ma non soltanto) “Medium Altitude Long Endurance“, in sigla, MALE, è necessario fare un passo indietro al luglio 2013, quando l’Alto rappresentante per la Difesa comune aveva nominato i sistemi Rpas come una priorità militare del’Unione. La faccenda era stata ribadita dal Consiglio Europeo nel dicembre scorso dopo che un mese prima, presso l’Agenzia per la Difesa Europea (EDA), i Ministri di Francia, italia, Polonia, Spagna, Olanda, Germania e Grecia avevano affidato proprio all’EDA il compito di studiare un progetto comune con le caratteristiche di pattugliatore a media quota e alta autonomia. I soldi, ovviamente, sono questi: un miliardo di Euro per il programma, 150 milioni per la fase preliminare di ricerca e sviluppo. Passateci la battuta, proprio niente MALE.

Tutto questo per un motivo preciso e storico: all’inizio degli anni Novanta l’Europa, in fatto di Difesa e tecnologia, peccò di nazionalismo e perse l’unica occasione per restare al passo con i costruttori d’Oltreoceano sui caccia di quinta generazione, sparpagliandosi in programmi poco uniformati tra loro: alcuni esempi, la Francia oggi “spinge” il Dassault Rafale, l’Italia, Germania, Regno Unito eccetera l’Eurofighter Typhoon, la Svezia il Saab Jas 39 Gripen. E la questione F-35 era ancora lontana, seppure, per noi italiani, gli F-104 erano stati sostituiti dagli F-16 in leasing dagli Usa, gli AMX avevano mostrato i loro limiti e il Typhoon soffriva di lenta standardizzazione.

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Ginevra, 20 maggio. Al salone Ebace 2014, ad Airbus, che produce velivoli ed elicotteri civili e militari scappa una frase che la stampa specializzata coglie al volo: “Vanno bene gli A 319 arredati come appartamenti di lusso, ed anche mezzi più grandi in configurazione Vip, ma molte risorse sono concentrate nel realizzare la famiglia Unmanned.” Leggere: riuscirà Airbus a fare con gli UAS ciò che ha fatto da trentacinque anni a oggi con i velivoli commerciali? Ovvero: creare una piattaforma estendibile, Un  modello dal quale generare rapidamente ed economicamente in downsizing / upsizing con ampio utilizzo di comunanza tra parti? Prima sarà necessario recuperare conoscenza e tecnologia nei confronti degli Usa, che dominano il settore militare di Uav e Ucas, consentendo poche e controllatissime ricadute nella produzione civile degli Rpas medio-grandi. Ecco che la notizia diventa quella che ci aspettavamo: Airbus Group, insieme con altri due costruttori del Vecchio continente sta sviluppando i sistemi militari della “nuova generazione”.

Il Patroller della francese Sagem

Il Patroller della francese Sagem

I partner sono Dassault Aviation e Alenia Aermacchi, e che il nuovo drone sarà pronto per il 2020, la necessità di un mezzo simile per le forze armate europee è irrinunciabile” ha dichiarato Bernhard Gerwert, direttore generale di Airbus Defence & Space. A frenare il progetto la situazione attuale delle dotazioni e i contratti in essere con gli Usa, che vendono all’Europa Predator e Reaper per cinque miliardi di Euro l’anno e che prevedono di arrivare a nove entro il 2018.

Gran Bretagna, Italia, Francia, Germania e Olanda hanno infatti acquisito i Reaper della General Atomics, e alcuni modelli di questi montano parti italiane ri-commercializzate da aziende Usa, come sempre quando si tratta di forniture destinate al Dipartimento della Difesa (DOD). inoltre, Israele è riuscito a piazzare una commessa “Unmanned” in Europa. Pare quindi che la sfida interna dei Paesi UE, prima che tecnologica, sia di mettersi d’accordo per spartirsi i contratti e decidere chi farà che cosa, ma in fretta. Uno scenario complesso che mostra ancora una volta i limiti dell’Unione: poca voglia di fare fronte comune. Purtroppo, però questa volta, per fare sistema, dovrà giocoforza sfavorire le poche aziende che hanno sviluppato esperienze e tecnologia in questo campo e che legittimamente vorrebbero guadagnare con i mezzi già oggi prodotti. E i venti di Euro-scetticismo ed Euro-modifiche che stanno precedendo le elezioni non fanno presagire certo la soluzione per il MALE comune.

Giocattoli o spie: il confine non esiste, sentitevi osservati

L'attore Pierce Brosnan bacia l'attrice Salma Hayek sul set, mentre un drone li riprende

L’attore Pierce Brosnan bacia l’attrice Salma Hayek sul set, mentre un drone li riprende

La notizia di oggi è di quelle succulente: il sindaco di Forte dei Marmi ha vietato il volo dei droni, di tutti i droni, sul territorio da lui amministrato, pena il sequestro. Pare tema violazioni della privacy, considerando anche che “il Forte” è meta di turismo Vip. Il papà del ragazzino che ha appena ricevuto in regalo un mini elicottero radiocomandato è avvertito, tuttavia il provvedimento non può che ricordarci il divieto di volo degli aquiloni applicato dal regime talebano.

Su una cosa Umberto Buratti ha ragione: difficile comprendere quale sia il confine tra gioco e lavoro: oggi un dispositivo di ripresa ad alta definizione pesa meno di cento grammi, tra due anni peserà meno di dieci e sarà installabile su qualsiasi cosa possa staccarsi da terra, compreso il giocattolo di quel ragazzino.

Come risolvere la questione? C’è chi pensa ad aree apposite, chi a permessi, chi dice semplicemente di aspettare e vedere quali norme finali applicherà Enac il 30 giugno, data che segna la fine della fase di consultazione con gli operatori e la definitiva entrata in vigore del Regolamento e della sua circolare, che qui potete leggere e commentare nella sezione “Leggi e regolamenti”.

Il problema dei giocattoli rimane: un Parrot Bebop che cosa è? E un mini elicottero radiocomandato con una minicam da un megapixel?  Intrecciare le normative italiane riguardanti il modellismo aereo con la videoripresa personale eseguita mediante un minidrone è pura utopia, ma mentre nella fascia alta di peso e dimensioni dei mezzi le regole sono certe a livello europeo, all’estremo opposto  pare che nessuno voglia pensare seriamente a una soluzione, seppure complessa. Che sfortunatamente però riguarderà migliaia di persone che quest’anno al mare faranno il bagno facendosi sorvolare dal loro foto-drone personale per poi postare le foto su Facebook, convinte di essere “social up-date” e finendo per essere sanzionate.

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Dronitaly 2014, benvenuti ingegneri

Il Consiglio Nazionale degli ingegneri ha deliberato il patrocinio a Dronitaly 2014, ovvero in occasione della prima edizione del nostro evento, in programma a Milano nella seconda metà di ottobre. La decisione è avvenuta nel corso della riunione del Consiglio Nazionale tenutasi il 23 aprile scorso e rappresenta un importante riconoscimento per quanto Dronitaly si propone di fare nel settore dei mezzi a pilotaggio remoto. Riconoscimento, questo, che si aggiunge a quelli ricevuti dall’ordine dei Geologi e dall’Ordine dei geometri e geometri laureati, lo scorso mese, e della Società Italiana di Fotogrammetria e Topografia, organizzazioni che contribuiranno all’evento con interventi specialistici di alto livello.