Gli Oil-Drone spingono mercato e legislatori

Le grandi compagnie petrolifere stanno promuovendo la definizione dei regolamenti operativi per l’utilizzo dei droni in varie zone del mondo. Le “corporate” sono interessate a poter usare gli Rpas per controllare impianti e siti di ricerca ed estrazione, specialmente dove esiste un rischio per l’incolumità degli operatori. Ad aprire le operazioni di questo tipo, in un momento di mancanza di alcuna regolamentazione, risulta siano stati gli inglesi della BP su impianti posizionati in aree remote, ma ora la domanda arriva dagli Usa e precisamente dall’innevata tundra dell’Alaska. Dopo le ispezioni agli oleodotti fatte dal gigante BP, ora la Apache Corporation di Houston (Texas) sta utilizzando alcuni Rpas per controllare le emissioni di alcuni impianti di trattamento del gas naturale situati nel Regno Unito.

Photo courtesy of Aeryon Scout - il drone Aeryon in azione sugli impianti BP di Prudhoe Bay

Photo courtesy of Aeryon Scout – il drone Aeryon in azione sugli impianti BP di Prudhoe Bay

La domanda in Alaska sta affrettando i tempi di scrittura della norma operativa da parte della Faa, attualmente accusata dagli operatori Usa di bloccare il settore commerciale dei droni. L’ente americano rigetta le accuse e ricorda che per affrettare i tempi sta consentendo alla Conoco-Phillips Co la sperimentazione di droni per l’uso naturalistico nel mare di Chukchi, proprio in Alaska. E non soltanto: riguardo le necessità delle compagnie petrolifere, l’Faa desidera poter autorizzare al più presto le operazioni che portino a una significativa riduzione dell’esposizione al rischio di uomini, proprio come l’ispezione alle linee in pressione e il controllo delle emissioni nocive. Con un solo passaggio e pochi istanti in prossimità delle fiammate, il drone può già trasmettere a terra l’analisi delle componenti chimiche bruciate e di quelle immesse nell’aria. Riguardo le ispezioni alle linee degli oleodotti, queste si eseguono ancora mediante l’utilizzo di elicotteri, e non mancano, tra i numeri della Faa, le percentuali di incidenti dovuti a collisioni con cavi elettrici, ostacoli e costruzioni, avvenuti durante queste missioni, purtroppo con esiti spesso mortali, e quelli accaduti per condizioni meteo marginali (molto freddo, ghiaccio, troppo caldo), fenomeni ai quali i droni sono quasi immuni. Così la WCE Oilfield Services, società specializzata in questa attività, sta dismettendo i mezzi pilotati in modo tradizionale e investendo in tecnologia Rpas. Poter eseguire più frequentemente le ispezioni perché meno costose se fatte con i sistemi a pilotaggio remoto, significa anche limitare i furti di idrocarburi, che negli Usa nel 2013 sono stati quantificati i 174.000 barili di petrolio. Infine, l’Università del Nord Dakota sta mettendo a punto un sistema di controllo delle reti di distribuzione dell’energia da gas basato sul volo pre-programmato e automatizzato di piccoli Rpas, ovvero totalmente senza pilota.

Un elicottero in missione a bassa quota per il controllo di un oleodotto. (photo: http://helimotion.com/helicopter-utility-service)

Un elicottero in missione a bassa quota per il controllo di un oleodotto. (photo: http://helimotion.com/helicopter-utility-service)

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