Archivio mensile:agosto 2014

Panzane (e consegne) con i droni

Finirò per apparire bastian contrario, ma rimango tra chi non predica uno sviluppo così rapido e libero degli Rpas. O almeno, non lo ritengo possibile e mi preoccupo perché una cosa è fare aviazione innovativa, un’altra cercare di speculare ciecamente in questa “bolla”.

Così quando arrivano notizie come questa di Google storco il naso quanto basta per non allinearmi con la maggioranza dei giornalisti. Il tema è quello ormai ritrito delle consegne di prodotti mediante drone: Amazon ci prova, UPS ci sta pensando, Ice Fishermen li ha usati per un breve tempo per consegnare la birra, un’infinità di altre persone ha agganciato al drone qualcosa che doveva essere trasportato da una parte all’altra. E ora anche Google, che non paga di aver speso 60 milioni di dollari per acquistare la fabbrica di UAV Titan Aerospace lo scorso aprile, per fare grandi droni con i quali portare internet in Africa (ma conviene, vista l’instabilità geo-politica attuale?), ora annuncia il suo arrivo in questo campo dopo due anni di lavoro sul “suo” Project Wing, che, stando alle dichiarazioni del motore di ricerca, nell’ultimo mese ha compiuto almeno trenta voli con a bordo barrette di cioccolato (fondamentali nel mondo), bottigliette d’acqua, oggetti per il primo soccorso e altre cose. Il tutto sarebbe stato fatto in una fattoria australiana del Queensland, in Australia, per aggirare le linee guida della FAA americana. Sarà anche globalissima Google, ma quanto a soluzioni di questo tipo ricorda molto le aziende italiane. Project Wing a differenza degli UAV di Amazon è un’ala fissa con quattro rotori e un’apertura di 1,5 metri. Dove mi sento più bastian contrario è sul fatto che queste aziende, con media e stampa, immaginano una rivoluzione nel mondo delle consegne a domicilio, e con la scusa di eliminare i mezzi di trasporto su strada predicano un mondo migliore con ampio riferimento al fattore ecologico.

Passi la consegna rapida di medicine, anche di un defibrillatore in zone remote (e se piove?), ma sul resto mi metto di traverso: quanti droni occorrono per rimpiazzare un furgone Transit pieno di libri o un Doblò zeppo di pizze? E come si gestisce un traffico aereo a bassissima quota in un’area altamente urbanizzata, nella quale potrebbero anche alzarsi da terra palloni da calcio?

Mi pare che tutte queste persone vivano nel mondo asettico Farm Saga e che non pensino a cose naturali come il vento. Avete presente a quale velocità soffia tra due palazzi tra loro vicini quando altrove è soltanto una brezza? Ebbene: anche un Rpas configurato come un mini elicottero avrebbe i suoi problemi, figuriamoci un mezzo ad ala fissa che per volare dipende proprio dal vento relativo.

Ci vorrà molto tempo ancora prima di poter pensare a un uso urbano e intensivo di questi mezzi. Non abboccate, sono notizie per farvi cliccare su pagine nelle quali vogliono far salire il prezzo della pubblicità.

Sergio Barlocchetti

Rpas forestali sul Delta del Po

Sarà un Rpas di nuova generazione a pattugliare la superficie del Parco del delta del Po. Il Corpo Forestale ha infatti iniziato l’iter di autorizzazione per operare sul territorio fluviale e palustre, potendo così controllare aree vaste arrivando a monitorare zone prima difficilmente accessibili. Queste almeno le intenzioni della Forza, comunicate alla stampa dal comandante del Corpo Forestale dello Stato Gianfranco Munari. Il sistema scelto è un progetto multicottero con otto propulsori realizzato dall’italiano dell’ingegnere Diego De Fecondo di Padova. Ha un peso di circa 2.6 chilogrammi con un raggio di azione di circa un chilometro, dotato di videocamera stabilizzata. L’autonomia del sistema è di circa un’ora.

Foto courtesy by www.parks.it

Foto courtesy by http://www.parks.it

 

Disney volerà sui parchi della Florida

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Trattenete i bambini per ora, non si tratta di nuovi personaggi creati per qualche nuovo lungometraggio natalizio, ma di un innovativo sistema per intrattenere i visitatori del grandi parchi tematici della Florida messa in piedi dal colosso americano dell’intrattenimento. In pratica Disney ha inoltrato alla FAA la richiesta per tre permessi di volo, uno per un sistema Rpas che riesca a trasportare un video proiettore, l’altro che porti un grande schermo flessibile. Il terzo è un multicottero al quale sarà agganciata una forma gonfiabile che, grazie al drone, potrà quindi essere spostata secondo le necessità per guidare le persone oppure per evidenziare i luoghi. Ma i tre Rpas della Disney faranno anche da vedette, poiché mediante fotocamere e trasmettitori contribuiranno a controllare la folla. Ancora non è stato reso noto quale dei parchi tematici della zona di Orlando li ospiterà, se l’immortale Eppcot oppure Magic Kingdom o uno degli altri otto attualmente aperti, ma una cosa è certa: se i nuovi personaggi “unmanned” dovessero piacere al pubblico, dopo Cars e Planes, certamente arriverà anche…. Drones!

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Scheibel nel Mediterraneo

Un piccolo elicottero Scheibel S-100 Camcopter sorvola le acque del Mediterraneo guidato dalla nave oceanografica Phoenix, impegnata nel programma MOAS (Offshore Aid Migrant Station). Si tratta di un’operazione di aiuto per l’identificazione di imbarcazioni con migranti che dall’Africa si dirigono verso le coste siciliane. Phoenix può vedere in diretta le immagini riprese dallo S-100 e quanto opportuno impiega due gommoni d’alto mare per intercettare gli scafi, coordinando quindi i soccorsi con i mezzi che partecipano all’operazione Mare nostrum. Tre i periodi di azione previsti dal Camcopter, corrispondenti ai mesi di agosto, settembre e ottobre.

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Hans Georg Schiebel, numero uno dell’azienda che produce l’Rpas, si dice molto soddisfatto per quanto riguarda i risultati ottenuti volando sul Mediterraneo e intende sviluppare funzioni aggiuntive del sistema di ripresa, specializzandolo nelle operazioni di soccorso ai migranti.

MUA, così gli Rpas sotto i due chili?

La Remote Control Aerial Platform Association (RCAPA) è un’associazione che dal 2000 si occupa di mezzi a controllo remoto di piccole dimensioni (il sito ufficiale è rcapa.net). Anch’essa coinvolta nel programma di integrazione dello spazio aereo degli Stati Uniti e oltre alla promozione dell’impiego professionale dei droni, più di recente si è occupata di realizzare un’analisi scientifica alle reali possibilità che piccoli Rpas possano arrecare danni se usati nel contesto urbano e suburbano, arrivando a una precisa definizione di questi, detti Micro Unmanned Aircraft (MUA).

In particolare secondo RCAPA, per rientrare negli stessi parametri di sicurezza degli aeromobili convenzionali e non essere regolamentati con restrizioni dall’FAA, i MUA dovrebbero avere queste caratteristiche: essere usati per scopi scientifici, accademici o per lavoro aereo limitatamente alle riprese foto/video, essere usati secondo principi stabiliti dalle comunità coinvolte, non pesare più di 4 libbre (2 kg circa) ed essere costruiti in modo che si possano rompere al contatto con altri oggetti, attraverso un protocollo tecnico definito, Inoltre, volare in aree segregate dal rimanente traffico aereo e, qualora operassero a meno di 9 km da qualsiasi aeroporto, l’operatore avrebbe il dovere di accordarsi con il gestore aeroportuale. Infine, dovrebbero volare soltanto di giorno e in costante contatto visivo tra operatore e MUA, al di sotto dei 250 metri di quota e soltanto in spazio aereo di tipo G (non controllato), con una velocità massima orizzontale di 68 km/h, con il pilota che prima del decollo ha avvisato il gestore dello spazio aereo più vicino e, attraverso il numero di telefono, si renda sempre rintracciabile.

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Nord Dakota, test per gli spazi aerei integrati

Cinque aeromobili differenti tra loro per prestazioni e caratteristiche, alcuni pilotati da bordo, altri da remoto, ma tutti nello stesso spazio aereo. Questo l’esperimento che l’FAA americana aveva autorizzato in agosto e che è perfettamente riuscito presso la base aerea di Grand Forks, nel Nord Dakota, dove sono stati fatti volare insieme questi mezzi allo scopo di sperimentare l’integrazione in una stessa porzione di cielo di aeroplani e droni, così come richiesto dal piano previsto dall’Ufficio FAA appositamente costituito in seno all’ente americano. Un centinaio gli specialisti civili e militari coinvolti nelle operazioni, alcuni proprio della FAA, altri della Civil Air Patrol, dell’U.S. Customs and Border Protection, dei Marines, dell’Esercito e naturalmente i padroni di casa dell’Usaf appartenenti al 119th Wing del Dakota Air National Guard. Il comando delle operazioni è stato del soddisfattissimo maggiore Erik Siegel, il quale ha sottolineato la grande professionalità e flessibilità che tutto il personale ha dimostrato durante i test, cominciati il quattro agosto scorso e finiti ieri. Una coppia di droni MQ-9 Predator hanno volato insieme con uno RQ-4 Global Hawk B-40, ed insieme con due aeromobili convenzionali, un King Air 200 and un Cessna Citation.

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Lotta tra privacy e necessità d’innovazione

Due fatti accaduti in Nordamerica riportano l’attenzione sulle questioni più spinose riguardanti questo nostro settore Unmanned.

La cena del giovane Conner Galway, sul patio del suo appartamento situato al 36° piano di un palazzo nel centro di Vancouver, è stata disturbata dal un rumore simile a quello di uno sciame di api impazzite. Giusto il tempo di avvicinarsi al parapetto ed ecco apparire un piccolo elicottero con luci verdi e rosse. Un po’ incredulo ma tutt’altro che intimorito, Conner lo ha filmato e ha quindi caricato il video su Youtube. In seguito, intervistato dalla CBC News, ha quindi raccontato che questo drone era rimasto per circa mezzora in volo a circa 60 centimetri dalle finestre, spostandosi da appartamento ad appartamento. Dopo averlo osservato con attenzione e documentato, Conner aveva quindi chiamato il Dipartimento di Polizia, specificando che non si trattava di un’emergenza, ma di una violazione del proprio diritto alla riservatezza. Ecco una parte del video di Conner: https://www.youtube.com/watch?v=sTwkFYPbg4w&w=560&h=315

Del resto quella della tutela dei dati raccolti da sensori portati in volo su apparecchi comandati a distanza rimane il nocciolo della questione normativa, insieme con la sicurezza in termini di possibili incidenti. Recentemente, l’Autorità aeronautica americana (FAA), ha chiarito che soltanto i dilettanti – quindi gli aeromodellisti – possono pilotare droni senza permesso. Questo per mitigare la tendenza all’uso indiscriminato degli Rpas, dalle consegne della pizza fino alle intenzioni di Amazon di farne dei postini. Ora però studenti e professori di facoltà tecniche mettono in guardia la FAA sugli effetti di questa presa di posizione e sul fatto che: “La definizione stessa di aeromobile è talmente stringente da non permettere all’innovazione di potersi esprimere”, come dice Paul Voss, professore associato della scuola di ingegneria Smith College di Northhampton, capogruppo di un team di studiosi che comprende anche docenti del Mit di Boston e di Harvard. Continua Voss: “Se vai al supermercato e acquisti un drone da 10 centimetri e lo usi con tuo figlio in giardino è un giocattolo e sei nella legalità, ma se lo usi per ricerca diventa uno Rpas e devi chiedere il permesso di volo alla FAA. Ciò è assurdo.” Gli fa eco Eric Poehler dell’università del Massachusetts Amherst, il quale prevede di dover restringere le sue attività in corso su Pompei proprio per questo motivo, e in particolare perché non potrebbe garantire l’uso legale del drone a tutti i suoi studenti.

Pompei ripresa dall'alto mediante un sistema remoto.

Pompei ripresa dall’alto mediante un sistema remoto.

Ma il nodo, come sappiamo, è davvero difficile da sciogliere.

http://www.bostonglobe.com/news/nation/2014/08/17/academic-researchers-say-faa-rules-are-forcing-them-ground-their-drones/8iNrbYGo5AGevXl6b3XGiL/story.html