Febbre da Rpas, non staremo esagerando?

Agosto è il mese delle ferie ed era quello del grande caldo. Il passato è d’obbligo viste le condizioni meteo che hanno caratterizzato gli ultimi trenta giorni, tuttavia pare che il mondo degli Rpas sia febbricitante e per questo sta attirando sempre più organizzazioni e imprese, Alcune volte è però lecito porsi qualche domanda sull’effettiva efficacia delle operazioni che si intendono svolgere. Alcuni esempi: le città di Philadelphia (Usa) e Mosca (Russia), hanno cominciato a vedere quadricotteri in volo usati per trasportare  – piccoli – striscioni pubblicitari. Certo, un drone in volo attira l’attenzione, ma quale senso ha, nel lungo periodo, mantenere per aria, e giocoforza su un’area controllata a vista, un oggetto comandato a distanza per fare pubblicità? Il lavoro aereo in questo senso ha lunga esperienza: gli striscioni sopra stadi e spiagge li hanno trascinati intere generazioni di piloti, e i palloni aerostatici frenati ed anche i piccoli dirigibili hanno fatto la loro parte egregiamente. Grossi e lenti, offrono da sempre la migliore visibilità per il committente.

Ma un drone, stante l’impegno del pilota, la responsabilità civile derivante dalle operazioni su aree urbane, le limitazioni operative dovute alla scarsa resistenza al vento, il ronzio continuo e soprattutto il limitato carico utile, non sarà poco più di una trovata mediatica piuttosto che un nuovo business?

Photo: courtesy of Drone-casting

Photo: courtesy of Drone-casting

La febbre dei droni comunque sale senza sosta, tanto che occorre un intervento medico: le sperimentazioni di volo sono infatti in atto anche da parte della Croce Rossa Italiana, sezione di Bologna, che ha ottenuto da Enac il permesso di volo. Nessun dubbio sull’utilità del drone in caso di emergenza su vasta scala, ma anche qui c’è da chiedersi quale sia esattamente il profilo di missione voluto. Trasporto di medicinali di primo soccorso? Pochi, Osservazione del territorio? Lo fanno già Vigili del Fuoco, Polizia, Protezione Civile, vigili Urbani, volontari e Boy Scout.

Che senso abbia per la CRI poter realizzare un modello tridimensionale di un’area – operazione che richiede tempo e precisi calcoli di post-processing- quando il primo compito della Croce è quello di effettuare interventi sanitari, di solito piuttosto urgenti?

La sensazione dall’interno del settore è che se non si ha un drone nessuno parla parla di te, non sei aggiornato e non puoi ambire a farti elargire qualche finanziamento.

Photo: Croce Rossa Italiana

Photo: Croce Rossa Italiana

Noi di Dronitaly promuoviamo la filiera dell’industria degli Rpas professionali e siamo aperti al confronto e ad ogni scambio di idee. Ma non possiamo ignorare questa troppo rapida corsa a dotarsi di mezzi da parte di una moltitudine di organizzazioni, con lo scopo, alla fine, di fare tutte lo stesso mestiere. Altra cosa sarebbe sapere che CRI stia specializzandosi in interventi sanitari mirati a distanza, trasmissione di esami clinici, trasporto di campioni biologici a distanza.

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