Leggi e Regolamenti

Enac, circolare e commenti online

La prima versione della Circolare attuativa è visibile qui:

Bozza_Circolare_APR_140430

Regolamento: Enac chiarisce la situazione

Il 14 aprile scorso, l’Ente Nazionale Aviazione Civile ha pubblicato questa nota:
A seguito di una serie di informazioni diffuse su diversi siti web, l’ENAC informa che, per quanto riguarda l’attività svolta tramite Aeromobili a Pilotaggio Remoto (comunemente denominati droni), ad oggi non è stato emesso alcun riconoscimento ad operatori del settore e ad organizzazioni che forniscono supporto, incluse attività di formazione a piloti.
Tali riconoscimenti saranno pubblicati sul sito ENAC una volta conseguiti.
Attualmente l’attività di volo è stata autorizzata a soggetti in possesso di Permesso di Volo esclusivamente allo scopo di effettuazione di attività sperimentale, ricerca e sviluppo.

 

Sondaggio mensile: la rispondenza Enac

Riceviamo e pubblichiamo alcune osservazioni riguardanti il form per la Rispondenza al regolamento Enac dei mezzi a pilotaggio remoto, fatto che ci ha spinto a pubblicare un sondaggio al quale potete partecipare. Taluni segnalano l’inutilità della marca da bollo sulla dichiarazione, altri invece, pur apprezzando la richiesta di dichiarare se si intendono svolgere operazioni specializzate (Art. 8.9), oppure attività sperimentali propedeutiche per operazioni specializzate (Art. 8.16), non comprendono come mai queste ultime siano soggette al Regolamento in quanto non ricomprese tra quelle effettuate per scopo commerciale. Inoltre, laddove si richiede: “di aver determinato che le operazioni sopra identificate  possono essere condotte in sicurezza nell’ambito delle limitazioni sopra indicate e, a tale scopo, allega il documento predisposto”, alcuni piloti si sono detti in difficoltà per non aver ancora chiaramente compreso come effettuare una corretta analisi del rischio. Tra le adempienze, la più complessa da rispettare è la dichiarazione – attestazione – di essere in possesso di un Manuale di Volo e della predisposizione – redazione ad hoc – di un Manuale delle Operazioni. Queste dificoltà ricguardano in particolare chi ha autocostruito il proprio sistema e non può fare riferimento ad alcun produttore. Dal punto di vista delle aziende che operano con Rpas senza aver avuto un passato in campo aeronautico, la frase “Il sistema è impiegato in spazio aereo segregato per il quale richiede/ha già ottenuto l’autorizzazione” e “di essere in possesso di un NOTAM attivo per l’utilizzo dello spazio aereo interessato” generano un problema non da poco. Ricordiamo che l’emissione di un NOTAM (Notice To Air Men), è lo strumento comunemente usato da organizzazioni aeronautiche per comunicare lo svolgimento di una particolare attività in una determinata porzione di spazio aereo. Per ottenerlo, laddove sia necessario secondo quanto previsto dal Regolamento Enac, è sufficiente seguire quanto riportato su questa pagina del sito istituzionale dell’ente: Enac. Infine, l’amico Marco Granzotti, pilota di Rpas ad ala fissa, fa presente che non c’è alcun riferimento dove poter consultare il listino del “pagamento dei diritti e delle spese in accordo al Regolamento delle Tariffe dell’Enac”.

Enac: workshop per spiegare il regolamento

L’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile (Enac), ci comunica l’organizzazione di un utile Workshop per presentare il Regolamento “Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto”. L’incontro, finalizzato a favorire l’applicazione del Regolamento, si svolgerà a Roma il giorno 22 gennaio 2014. Le richieste di partecipazione si possono inviare attraverso il sito istituzionale dell’Ente entro il 17 gennaio all’indirizzo comunicazione@enac.gov.it indicando i nominativi delle persone che intendono partecipare all’incontro e inserendo nell’oggetto la dicitura “Workshop sui Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto”.

Le norme europee

regolamento_enacIn Europa Easa prevede che al di sotto dei 150 kg di peso massimo al decollo i droni (Rpas)siano regolati dalle autorità nazionali. Questo fatto sta creando interpretazioni differenti da Paese a Paese e fa a pugni con il mercato degli operatori, i quali vogliono poter lavorare in tutta l’Unione con le stesse norme. In Italia Enac ha pubblicato il regolamento che classifica i mezzi con massa massima al decollo minore di 25 kg, per i quali non è richiesta la certificazione di aeronavigabilità ma specifiche autorizzazioni e limitazioni, e quelli di massa massima uguale o maggiore, per i quali serviranno la certificazione di aeronavigabilità, registrazione, identificazione con marche apposte sul mezzo e sulla stazione di controllo, nome del costruttore, tipo e numero di serie.

Le condizioni di volo variano se i droni operano in modalità Visual Line of Sight (Vlos, ovvero a distanze tali da consentire al pilota di rimanere in contatto visivo con il drone, senza aiuto di dispositivi ottici e/o elettronici, e di rispettare le regole dell’aria applicabili allo spazio aereo interessato, oppure in modo Beyond Visual Line of Sight (Bvlos), con il pilota non in contatto visivo diretto e costante con l’aereo. Il pilota in comando, responsabile delle operazioni di volo, come pre-requisito per richiedere l’autorizzazione come pilota remoto di drone deve essere in possesso di una licenza di volo civile o dell’attestato Vds-Avanzato secondo il Dpr 133/2010 o di Cpl in caso di attività commerciali. Sopra i 150 kg interverrà Easa con la certificazione (anche del sistema di controllo remoto, per il quale si parla di requisiti di “integrity”), rilasciando il Permit To Fly e ipotizzando anche una licenza apposita (Remote Pilot License). In Easa nel ruolo di “rule making Officer” c’è l’ingegner Filippo Tomasello.
A suo avviso l’unica possibilità per non cadere in complesse e costose certificazioni è che Enac qualifichi l’operatore in quanto pilota responsabile e titolare delle riprese effettuate e del certificato di assicurazione, come il Regolamento nazionale prevede all’articolo 20. Per i mezzi di mass al decollo minore o uguale di 2kg, l’Enac sta prevedendo delle semplificazioni, mentre sono esclusi dal regolamento i droni per utilizzo indoor.
Un altro tema caldo è l’integrazione con l’aviazione. Il fattore chiave per far entrare un drone nello spazio aereo (anche di classe G) è che sia dotato di un sistema “detect and avoid” ovvero sia in grado di riconoscere un traffico in rotta di collisione e di evitarlo automaticamente, una funzione più facilmente realizzabile con l’adozione del sistema Ads-B piuttosto che con la misura dell’intensità del segnale emesso dai transponder. L’integrazione del traffico “unmanned” nel sistema del controllo del traffico aereo è una strada lunga che Easa prevede di cominciare a risolvere entro il 2016 e completare nel 2028. Tuttavia per molti operatori resta un’utopia, stante che non tutto ciò che vola ha, per esempio, un transponder installato. Più che sulle rotte pubblicate e negli spazi aerei superiori, dove le regole Ifr sono più facili da automatizzare e regolare tramite l’installazione di sistemi avionici opportuni, il problema vede la sua maggiore complessità per quote da 500 a 6.000 ft, dove è concentrato il maggior volume di traffico che vola a vista e dove si eseguono le procedure di decollo e atterraggio strumentali.

Dichiarazione di Rispondenza Enac, i primi commenti degli operatori

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