Disney volerà sui parchi della Florida

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Trattenete i bambini per ora, non si tratta di nuovi personaggi creati per qualche nuovo lungometraggio natalizio, ma di un innovativo sistema per intrattenere i visitatori del grandi parchi tematici della Florida messa in piedi dal colosso americano dell’intrattenimento. In pratica Disney ha inoltrato alla FAA la richiesta per tre permessi di volo, uno per un sistema Rpas che riesca a trasportare un video proiettore, l’altro che porti un grande schermo flessibile. Il terzo è un multicottero al quale sarà agganciata una forma gonfiabile che, grazie al drone, potrà quindi essere spostata secondo le necessità per guidare le persone oppure per evidenziare i luoghi. Ma i tre Rpas della Disney faranno anche da vedette, poiché mediante fotocamere e trasmettitori contribuiranno a controllare la folla. Ancora non è stato reso noto quale dei parchi tematici della zona di Orlando li ospiterà, se l’immortale Eppcot oppure Magic Kingdom o uno degli altri otto attualmente aperti, ma una cosa è certa: se i nuovi personaggi “unmanned” dovessero piacere al pubblico, dopo Cars e Planes, certamente arriverà anche…. Drones!

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Scheibel nel Mediterraneo

Un piccolo elicottero Scheibel S-100 Camcopter sorvola le acque del Mediterraneo guidato dalla nave oceanografica Phoenix, impegnata nel programma MOAS (Offshore Aid Migrant Station). Si tratta di un’operazione di aiuto per l’identificazione di imbarcazioni con migranti che dall’Africa si dirigono verso le coste siciliane. Phoenix può vedere in diretta le immagini riprese dallo S-100 e quanto opportuno impiega due gommoni d’alto mare per intercettare gli scafi, coordinando quindi i soccorsi con i mezzi che partecipano all’operazione Mare nostrum. Tre i periodi di azione previsti dal Camcopter, corrispondenti ai mesi di agosto, settembre e ottobre.

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Hans Georg Schiebel, numero uno dell’azienda che produce l’Rpas, si dice molto soddisfatto per quanto riguarda i risultati ottenuti volando sul Mediterraneo e intende sviluppare funzioni aggiuntive del sistema di ripresa, specializzandolo nelle operazioni di soccorso ai migranti.

MUA, così gli Rpas sotto i due chili?

La Remote Control Aerial Platform Association (RCAPA) è un’associazione che dal 2000 si occupa di mezzi a controllo remoto di piccole dimensioni (il sito ufficiale è rcapa.net). Anch’essa coinvolta nel programma di integrazione dello spazio aereo degli Stati Uniti e oltre alla promozione dell’impiego professionale dei droni, più di recente si è occupata di realizzare un’analisi scientifica alle reali possibilità che piccoli Rpas possano arrecare danni se usati nel contesto urbano e suburbano, arrivando a una precisa definizione di questi, detti Micro Unmanned Aircraft (MUA).

In particolare secondo RCAPA, per rientrare negli stessi parametri di sicurezza degli aeromobili convenzionali e non essere regolamentati con restrizioni dall’FAA, i MUA dovrebbero avere queste caratteristiche: essere usati per scopi scientifici, accademici o per lavoro aereo limitatamente alle riprese foto/video, essere usati secondo principi stabiliti dalle comunità coinvolte, non pesare più di 4 libbre (2 kg circa) ed essere costruiti in modo che si possano rompere al contatto con altri oggetti, attraverso un protocollo tecnico definito, Inoltre, volare in aree segregate dal rimanente traffico aereo e, qualora operassero a meno di 9 km da qualsiasi aeroporto, l’operatore avrebbe il dovere di accordarsi con il gestore aeroportuale. Infine, dovrebbero volare soltanto di giorno e in costante contatto visivo tra operatore e MUA, al di sotto dei 250 metri di quota e soltanto in spazio aereo di tipo G (non controllato), con una velocità massima orizzontale di 68 km/h, con il pilota che prima del decollo ha avvisato il gestore dello spazio aereo più vicino e, attraverso il numero di telefono, si renda sempre rintracciabile.

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Nord Dakota, test per gli spazi aerei integrati

Cinque aeromobili differenti tra loro per prestazioni e caratteristiche, alcuni pilotati da bordo, altri da remoto, ma tutti nello stesso spazio aereo. Questo l’esperimento che l’FAA americana aveva autorizzato in agosto e che è perfettamente riuscito presso la base aerea di Grand Forks, nel Nord Dakota, dove sono stati fatti volare insieme questi mezzi allo scopo di sperimentare l’integrazione in una stessa porzione di cielo di aeroplani e droni, così come richiesto dal piano previsto dall’Ufficio FAA appositamente costituito in seno all’ente americano. Un centinaio gli specialisti civili e militari coinvolti nelle operazioni, alcuni proprio della FAA, altri della Civil Air Patrol, dell’U.S. Customs and Border Protection, dei Marines, dell’Esercito e naturalmente i padroni di casa dell’Usaf appartenenti al 119th Wing del Dakota Air National Guard. Il comando delle operazioni è stato del soddisfattissimo maggiore Erik Siegel, il quale ha sottolineato la grande professionalità e flessibilità che tutto il personale ha dimostrato durante i test, cominciati il quattro agosto scorso e finiti ieri. Una coppia di droni MQ-9 Predator hanno volato insieme con uno RQ-4 Global Hawk B-40, ed insieme con due aeromobili convenzionali, un King Air 200 and un Cessna Citation.

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Lotta tra privacy e necessità d’innovazione

Due fatti accaduti in Nordamerica riportano l’attenzione sulle questioni più spinose riguardanti questo nostro settore Unmanned.

La cena del giovane Conner Galway, sul patio del suo appartamento situato al 36° piano di un palazzo nel centro di Vancouver, è stata disturbata dal un rumore simile a quello di uno sciame di api impazzite. Giusto il tempo di avvicinarsi al parapetto ed ecco apparire un piccolo elicottero con luci verdi e rosse. Un po’ incredulo ma tutt’altro che intimorito, Conner lo ha filmato e ha quindi caricato il video su Youtube. In seguito, intervistato dalla CBC News, ha quindi raccontato che questo drone era rimasto per circa mezzora in volo a circa 60 centimetri dalle finestre, spostandosi da appartamento ad appartamento. Dopo averlo osservato con attenzione e documentato, Conner aveva quindi chiamato il Dipartimento di Polizia, specificando che non si trattava di un’emergenza, ma di una violazione del proprio diritto alla riservatezza. Ecco una parte del video di Conner: https://www.youtube.com/watch?v=sTwkFYPbg4w&w=560&h=315

Del resto quella della tutela dei dati raccolti da sensori portati in volo su apparecchi comandati a distanza rimane il nocciolo della questione normativa, insieme con la sicurezza in termini di possibili incidenti. Recentemente, l’Autorità aeronautica americana (FAA), ha chiarito che soltanto i dilettanti – quindi gli aeromodellisti – possono pilotare droni senza permesso. Questo per mitigare la tendenza all’uso indiscriminato degli Rpas, dalle consegne della pizza fino alle intenzioni di Amazon di farne dei postini. Ora però studenti e professori di facoltà tecniche mettono in guardia la FAA sugli effetti di questa presa di posizione e sul fatto che: “La definizione stessa di aeromobile è talmente stringente da non permettere all’innovazione di potersi esprimere”, come dice Paul Voss, professore associato della scuola di ingegneria Smith College di Northhampton, capogruppo di un team di studiosi che comprende anche docenti del Mit di Boston e di Harvard. Continua Voss: “Se vai al supermercato e acquisti un drone da 10 centimetri e lo usi con tuo figlio in giardino è un giocattolo e sei nella legalità, ma se lo usi per ricerca diventa uno Rpas e devi chiedere il permesso di volo alla FAA. Ciò è assurdo.” Gli fa eco Eric Poehler dell’università del Massachusetts Amherst, il quale prevede di dover restringere le sue attività in corso su Pompei proprio per questo motivo, e in particolare perché non potrebbe garantire l’uso legale del drone a tutti i suoi studenti.

Pompei ripresa dall'alto mediante un sistema remoto.

Pompei ripresa dall’alto mediante un sistema remoto.

Ma il nodo, come sappiamo, è davvero difficile da sciogliere.

http://www.bostonglobe.com/news/nation/2014/08/17/academic-researchers-say-faa-rules-are-forcing-them-ground-their-drones/8iNrbYGo5AGevXl6b3XGiL/story.html

Febbre da Rpas, non staremo esagerando?

Agosto è il mese delle ferie ed era quello del grande caldo. Il passato è d’obbligo viste le condizioni meteo che hanno caratterizzato gli ultimi trenta giorni, tuttavia pare che il mondo degli Rpas sia febbricitante e per questo sta attirando sempre più organizzazioni e imprese, Alcune volte è però lecito porsi qualche domanda sull’effettiva efficacia delle operazioni che si intendono svolgere. Alcuni esempi: le città di Philadelphia (Usa) e Mosca (Russia), hanno cominciato a vedere quadricotteri in volo usati per trasportare  – piccoli – striscioni pubblicitari. Certo, un drone in volo attira l’attenzione, ma quale senso ha, nel lungo periodo, mantenere per aria, e giocoforza su un’area controllata a vista, un oggetto comandato a distanza per fare pubblicità? Il lavoro aereo in questo senso ha lunga esperienza: gli striscioni sopra stadi e spiagge li hanno trascinati intere generazioni di piloti, e i palloni aerostatici frenati ed anche i piccoli dirigibili hanno fatto la loro parte egregiamente. Grossi e lenti, offrono da sempre la migliore visibilità per il committente.

Ma un drone, stante l’impegno del pilota, la responsabilità civile derivante dalle operazioni su aree urbane, le limitazioni operative dovute alla scarsa resistenza al vento, il ronzio continuo e soprattutto il limitato carico utile, non sarà poco più di una trovata mediatica piuttosto che un nuovo business?

Photo: courtesy of Drone-casting

Photo: courtesy of Drone-casting

La febbre dei droni comunque sale senza sosta, tanto che occorre un intervento medico: le sperimentazioni di volo sono infatti in atto anche da parte della Croce Rossa Italiana, sezione di Bologna, che ha ottenuto da Enac il permesso di volo. Nessun dubbio sull’utilità del drone in caso di emergenza su vasta scala, ma anche qui c’è da chiedersi quale sia esattamente il profilo di missione voluto. Trasporto di medicinali di primo soccorso? Pochi, Osservazione del territorio? Lo fanno già Vigili del Fuoco, Polizia, Protezione Civile, vigili Urbani, volontari e Boy Scout.

Che senso abbia per la CRI poter realizzare un modello tridimensionale di un’area – operazione che richiede tempo e precisi calcoli di post-processing- quando il primo compito della Croce è quello di effettuare interventi sanitari, di solito piuttosto urgenti?

La sensazione dall’interno del settore è che se non si ha un drone nessuno parla parla di te, non sei aggiornato e non puoi ambire a farti elargire qualche finanziamento.

Photo: Croce Rossa Italiana

Photo: Croce Rossa Italiana

Noi di Dronitaly promuoviamo la filiera dell’industria degli Rpas professionali e siamo aperti al confronto e ad ogni scambio di idee. Ma non possiamo ignorare questa troppo rapida corsa a dotarsi di mezzi da parte di una moltitudine di organizzazioni, con lo scopo, alla fine, di fare tutte lo stesso mestiere. Altra cosa sarebbe sapere che CRI stia specializzandosi in interventi sanitari mirati a distanza, trasmissione di esami clinici, trasporto di campioni biologici a distanza.

Regione Lombardia finanzia la scuola superiore per piloti

palazzo-regione-lombardiaL’Istituto superiore Maxwell di Milano, l’Istituto superiore National Avio School di Milano, insieme con l’Università Milano Bicocca (Dipartimento di scienze ambientali), l’Università LIUC di Castellanza, l’Associazione degli ingegneri ambientali e del territorio, e le aziende Aermatica, Nimbus, Siralab/Skyrobotic, RPA experts (Advanced Aviation technology), Aersud Elicotteri, Elifriulia e la scuola di volo Gair Training, organizzano il “Corso di istruzione tecnica e formazione superiore in tecniche di monitoraggio e analisi ambientale con sistemi aerei a pilotaggio remoto”. L’attività formativa, resa possibile dai fondi regionali della Lombardia, mira a formare tecnici con solide competenze nell’ambito ambientale e aeronautico, entrambe necessarie per permettere di operare con Sapr. La figura professionale che si formerà è al momento richiesta in tutta Europa. L’organizzazione è stata dunque possibile grazie a un finanziamento di 120.000 euro da parte della Regione Lombardia, al quale le aziende private hanno aggiunto altri 30.000 euro.

Le materie previste dal corso, che ha una durata totale di mille ore, hanno questa organizzazione: laboratorio linguistico, principi d’informatica, Comunicazione, team working e problem solving, tecnica e manutenzione di sistemi Apr, monitoraggio del territorio e telerilevamento, pianificazione e procedure con Sapr, principi di diritto civile e ambientale,regolamentazione aeronautica e sicurezza del volo, interventi a difesa dell’ambiente, dati e analisi ambientali e uno stage finale di 300 ore. L?inizio dei corsi avverrà entro la fine del mese di ottobre prossimo.

Per informazioni: ifts@maxwell.mi.it  – www.maxwell.mi.it