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Panzane (e consegne) con i droni

Finirò per apparire bastian contrario, ma rimango tra chi non predica uno sviluppo così rapido e libero degli Rpas. O almeno, non lo ritengo possibile e mi preoccupo perché una cosa è fare aviazione innovativa, un’altra cercare di speculare ciecamente in questa “bolla”.

Così quando arrivano notizie come questa di Google storco il naso quanto basta per non allinearmi con la maggioranza dei giornalisti. Il tema è quello ormai ritrito delle consegne di prodotti mediante drone: Amazon ci prova, UPS ci sta pensando, Ice Fishermen li ha usati per un breve tempo per consegnare la birra, un’infinità di altre persone ha agganciato al drone qualcosa che doveva essere trasportato da una parte all’altra. E ora anche Google, che non paga di aver speso 60 milioni di dollari per acquistare la fabbrica di UAV Titan Aerospace lo scorso aprile, per fare grandi droni con i quali portare internet in Africa (ma conviene, vista l’instabilità geo-politica attuale?), ora annuncia il suo arrivo in questo campo dopo due anni di lavoro sul “suo” Project Wing, che, stando alle dichiarazioni del motore di ricerca, nell’ultimo mese ha compiuto almeno trenta voli con a bordo barrette di cioccolato (fondamentali nel mondo), bottigliette d’acqua, oggetti per il primo soccorso e altre cose. Il tutto sarebbe stato fatto in una fattoria australiana del Queensland, in Australia, per aggirare le linee guida della FAA americana. Sarà anche globalissima Google, ma quanto a soluzioni di questo tipo ricorda molto le aziende italiane. Project Wing a differenza degli UAV di Amazon è un’ala fissa con quattro rotori e un’apertura di 1,5 metri. Dove mi sento più bastian contrario è sul fatto che queste aziende, con media e stampa, immaginano una rivoluzione nel mondo delle consegne a domicilio, e con la scusa di eliminare i mezzi di trasporto su strada predicano un mondo migliore con ampio riferimento al fattore ecologico.

Passi la consegna rapida di medicine, anche di un defibrillatore in zone remote (e se piove?), ma sul resto mi metto di traverso: quanti droni occorrono per rimpiazzare un furgone Transit pieno di libri o un Doblò zeppo di pizze? E come si gestisce un traffico aereo a bassissima quota in un’area altamente urbanizzata, nella quale potrebbero anche alzarsi da terra palloni da calcio?

Mi pare che tutte queste persone vivano nel mondo asettico Farm Saga e che non pensino a cose naturali come il vento. Avete presente a quale velocità soffia tra due palazzi tra loro vicini quando altrove è soltanto una brezza? Ebbene: anche un Rpas configurato come un mini elicottero avrebbe i suoi problemi, figuriamoci un mezzo ad ala fissa che per volare dipende proprio dal vento relativo.

Ci vorrà molto tempo ancora prima di poter pensare a un uso urbano e intensivo di questi mezzi. Non abboccate, sono notizie per farvi cliccare su pagine nelle quali vogliono far salire il prezzo della pubblicità.

Sergio Barlocchetti