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Tutto esaurito per il primo incontro Dronitaly

Si è appena concluso il primo evento Dronitaly, il cui tema verteva sulla percezione dei mezzi a pilotaggio remoto da parte del pubblico, una indagine realizzata in esclusiva da Doxa Research. Siamo molto soddisfatti del suo esito e desideriamo ringraziare le oltre duecento persone che sono intervenute, i relatori e quanti hanno lavorato per la riuscita dell’incontro. Come già accennato in chiusura della tavola rotonda, il “board” rimane aperto sia qui sia sui social network, dove invitiamo aziende, associazioni, operatori e istituzioni a interagire per la divulgazione di informazioni e soluzioni relative alla prima fase di applicazione del Regolamento Enac, in attesa (a brevissimo), dell’emissione della Circolare attuativa.

Filmato completo dell’evento
realizzato al Circolo della Stampa di Milano.

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Ecco le slide dell’evento Dronitaly

Microsoft PowerPoint - DRONI report finale.pptxDott. Massimo Sumberesi – A.D. Doxa Marketing Advice srl

Microsoft PowerPoint - Guccini_Presentazione_SAPR_5_febbraio-ircIng. Enea Guccini – Direttore Centrale Standardizzazione Sicurezza ENAC

Microsoft PowerPoint - Giovanni Torre Presentazione Lo sviluppoAvv. Giovanni Torre – Responsabile Organizzazioni Nazionali
del Trasporto Aereo di ENAV

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IMPORTANTE
il prossimo appuntamento
sarà il
26 e 27 settembre a Milano, con l’Expo Dronitaly.

Workshop Enac: regole chiare secondo classe e uso degli Rpas

L'inggener Cifaldi illustra il meccanismo del Regolamento

L’ingegener Carmine Cifaldi illustra il meccanismo del Regolamento

Viene voglia di abituarsi ad eventi del genere, avviene infatti raramente che le istituzioni azzerino del tutto la distanza con i cittadini. Di più, lavorino insieme per creare gli strumenti necessari perché un settore possa svilupparsi. Così è accaduto a Roma ieri (22 gennaio), nella sala del centro congressi Frentani, dove Enac ha incontrato operatori, rappresentanti di altre istituzioni e media per illustrare il regolamento sui velivoli a controllo remoto, per raccogliere interventi da parte delle aziende e spiegare come evolverà la normativa, il cui prossimo passo sarà l’emissione della circolare attuativa. Posto che il Regolamento in questione è “Tutt’altro che congelato…” come ha sottolineato l’ingegner Enea Guccini, la circolare alla quale sta lavorando lo staff diretto dal suo collega ingegnere Carmine Cifaldi, conserverà il principio che rende questo regolamento differente dagli altri dell’Enac: si tratta infatti di garantire la sicurezza delle operazioni secondo il tipo di operazioni che si intendono fare del mezzo a controllo remoto, rispettando pochi e chiari requisiti.

L'ingegner Guccini, direttore centrale standardizzazione di Enac e il vice direttore generale, ing. Benedetto Marasà

L’ingegner Guccini, direttore centrale standardizzazione di Enac e il vice direttore generale, ing. Benedetto Marasà.

Assorpas e Uasit, le due associazioni di operatori esistenti (non saranno già troppe per l’Italia? Ndr), hanno espresso parere positivo questo primo documento, anche se non mancano i dubbi interpretativi – alcuni ben snocciolati dalle risposte di Enac – e si attendono le chiarificazioni tecniche proprie della circolare in gestazione. Su tutte le questioni, le due più importanti riguardano il titolo di chi pilota i mezzi e come ottenere il permesso per operare secondo la classe di mezzo usato, tipicamente al di sotto o al di sopra del peso massimo al decollo di 25 kg. Sul primo quesito ha risposto direttamente il vice direttore generale di Enac, l’ingegner Benedetto Marasà: inizialmente non esisterà alcuna licenza di pilotaggio per questi mezzi, l’operatore dovrà avere una dichiarazione rilasciata dal costruttore del mezzo che certifichi le capacità di pilotaggio in tutte le condizioni (normali e di emergenza per malfunzionamento). Chi possiede un titolo di pilotaggio aeronautico (dall’attestato Vds alla licenza Cpl), avrà più facilità per operare con gli Rpas poiché i titoli sono riconosciuti da ENAC. Non è poco, poiché questo oggi consente di lavorare con i droni anche a chi lo fa da tempo, è quindi esperto, ma non è pilota di alcuna classe di aeromobile. Per operazioni in ambiti definiti critici (centri urbani, assembramenti di persone, impianti industriali), cambia l’analisi del fattore di rischio in base alle tipologie di lavoro e di ambiente nel quale le operazioni saranno condotte, cambieranno i requisiti e aumenteranno le garanzie che l’operatore dovrà dimostrare. Un esempio: se le missioni prevederanno l’occupazione di uno spazio aereo, sarà necessario che il pilota del drone possa comunicare con il servizio ATS, e quindi che costui sia dotato di certificato di fonia e conosca le regole dell’aria. Aspetto, questo, ben delineato dall’avvocato Giovanni Torre di Enav.

L'avvocato Giovanni Torre di Enav ha chiarito gli aspetti di integrazione con lo spazio aereo

L’avvocato Giovanni Torre di Enav ha chiarito gli aspetti di integrazione con lo spazio aereo

Similmente, ha spiegato chiaramente Cifaldi, il tipo d’impiego e la classe dell’Rpas definiscono la procedura per ottenere il permesso di operare (e la pubblicazione sul sito web ENAC dei soggetti accreditati). Si andrà quindi da una semplice presa d’atto da parte dell’Ente che si svolge attività, fino alla procedura di emissione di un permesso di volo (PTF) o certificato ristretto di navigabilità (RTC). Cifaldi, rispondendo ai quesiti posti dal pubblico, ha ribadito che sarà necessario eliminare qualsiasi possibilità di “single point failure” tra stazione di controllo e velivolo, una delle preoccupazioni che gli operatori hanno e strettamente legato alla garanzia del collegamento radio (data-link). Non esistono al momento frequenze dedicate e protette e non è compito di Enac deciderle o assegnarle, ma dell’UTI, dell’Europa e del Ministero delle Comunicazioni.

Riguardo le scuole di pilotaggio, che molti pensano essere attività interessanti da punto di vista imprenditoriale, Enac può accreditare strutture aeronautiche esistenti ma anche organizzazioni che partono da zero, se esse dimostrano le necessarie competenze.

Al di la di tecnicismi e normative, chi ha catalizzato l’attenzione dei presenti è stato l’intervento del Garante per la protezione dei dati personali, ufficio governativo qui rappresentato dal dottor Comella (anche pilota privato), che ha illustrato quali possono essere le criticità in materia di riprese aree e protezione dei dati, e quando le situazioni possono generare un’invasione della vita privata dei cittadini.

Il dottor Comella durante il suo apprezzato discorso sulla protezione dei dati personali

Il dottor Comella durante il suo apprezzato discorso sulla protezione dei dati personali.

Una materia complessa ma inevitabilmente da conoscere se si intendono usare Rpas per riprese foto e video. Infatti, diversi sono stati gli interventi da parte di operatori dell’industria cinematografica che fanno uso di droni e devono quindi conoscere le criticità di ogni tipo di ambiente nel quale operano.

C’è grande fermento attorno a questo uovo ramo dell’aviazione, e l’ingegner Bertolone, presidente del Cluster Tecnologico Nazionale dell’Aerospazio, ha sottolineato come sia possibile fare sistema tra ricercatori scientifici (molti, presenti in sala) e industrie per dare una scossa a un settore in cui l’Italia, per una volta non è rimasta indietro, ma si è dotata di uno strumento, appunto questo regolamento, condiviso e flessibile poiché basato su un rapporto stretto e aperto tra Enac e operatori.

La voce degli operatori: intervista a Paolo Marras, presidente Assorpas

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Paolo Marras è presidente dell’Associazione Italiana per i light RPAS  www.assorpas.it

Dronitaly, all’indomani della prima presentazione del Regolamento Enac, e in attesa degli eventi di Roma (22 Gennaio) e Milano (5 Febbraio), –  nella sezione Eventi del sito – ha voluto rivolgergli alcuni quesiti di stretta attualità.

D. Dottor Marras, gli aspetti legali ed assicurativi dell’attività con gli Rpas, la percezione da parte del pubblico e la valenza sociale di questi mezzi. Qual è a suo avviso la prima azione da intraprendere per garantire uno sviluppo armonico del mercato?

P.M. L’avvio del quadro regolato, a patto che sia tarato sulle reali caratteristiche dei sistemi e degli scenari in gioco, garantisce lo sviluppo armonico del mercato nel contesto di una competizione sana, basata su regole chiare che assicurino sistemi e operazioni sicure. Un quadro assicurativo che copra gli operatori e i produttori rappresenta la condizione abilitante di uno sviluppo in cui, al crescere dei numeri, statisticamente gli incidenti potranno accadere.

D. Alla luce della pubblicazione del regolamento Enac, avvenuta alla fine del 2013, come lo giudica e, se Assorpas lo vorrebbe differente, in che cosa?

P.M. Il Regolamento, di cui condividiamo i principi, è solo il primo passo del percorso normativo e sarà seguito (come più volte anticipato da ENAC) da una Circolare attuativa e dalle linee guida. Saranno questi ulteriori livelli di regolamentazione a determinare in modo concreto le modalità di evoluzione del mercato e la gestione del periodo di raccordo tra la situazione attuale e il futuro. ASSORPAS ritiene che chi opera nel settore possa e debba dare un fattivo contributo in termini di efficacia e condivisione alle fasi finali di questo percorso. Per questo, a nome della comunità che rappresentiamo (oggi di quasi 70 soci), in linea con le nostre Linee di azione strategica e con quanto emerso durante il nostro incontro di presentazione di settembre, presso le direzioni interessate, ASSORPAS ha chiesto a ENAC di partecipare, fornendo il proprio contributo, alle fasi attuali del processo di regolamentazione, concentrato sulla definizione degli aspetti attuativi della normativa nazionale.

D. Quali sono, al momento i limiti maggiori dei light Rpas?

P.M. In linea di principio non sono tecnologici ma di sistema, nel senso che la possibilità di volare in un quadro regolato e standardizzato consente lo svolgimento di attività controllate, l’acquisizione dei relativi dati statistici e quindi la possibilità di fare crescere procedure, tecnologie e normative come normalmente avviene nel contesto aeronautico. L’auspicio, in tal senso, è che visti i sistemi e le aziende in gioco, le dinamiche evolutive siano più rapide ed efficaci. Solo l’inquadramento di tecnologie in rapidissima evoluzione in un contesto strutturato può garantire tutti coloro che saranno coinvolti nelle attività degli RPAS e in definitiva consentire “l’accettazione pubblica” dell’uso professionale e commerciale diffuso di questi piccoli sistemi volanti.

D. Quale volume d’affari genera oggi il settore in Italia (soltanto light Rpas)?

P.M. Il volume d’affari è difficilmente misurabile se si considera che fino a oggi il mercato è stato principalmente sommerso, qualitativamente i numeri in gioco sono quelli di centinaia di operatori interessati in Italia, mediamente sono aziende con elevate competenze, tipicamente non prettamente aeronautiche e di piccole dimensioni. Ma è opportuno non trascurare gli interessi delle grosse aziende che vedono delle opportunità interessanti anche per loro.

D. Al di sotto dei 150 kg ogni Paese può normare gli Rpas come desidera. Ma un operatore francese oppure tedesco può operare in Italia e viceversa anche se la normativa alla quale è soggetto è differente. Questo sfavorisce per esempio gli inglesi, ma facilita i francesi nel mercato italiano. Non era meglio uniformare le legislazioni nazionali anche sotto i 150 kg Mtom?

P.M. Il contro di avere il limite dei 150 Kg per la competenza EASA (e quindi a livello europeo), è quello di un approccio frammentato, il pro è relativo ad una “vicinanza” dell’autorità aeronautica alle aziende e agli scenari nazionali, nell’ambito di legislazioni quasi sempre caratterizzate da peculiarità Nazionali. Quindi la speranza è quella di partire su base nazionale e procedere ad una omogeneizzazione europea per favorire l’internazionalizzazione dei mercati. Ora sarebbe impossibile aspettare i tempi del processo legislativo europeo o costringere la piccola azienda Italiana a recarsi a Colonia in EASA per avviare un processo di autorizzazione.

D. I prezzi di mercato di un giorno di lavoro di un light Rpas per riprese foto/video è di circa 1500 euro su otto ore. Considerando che l’opinione pubblica non è al corrente delle prescrizioni normative in vigore in termini di affidabilità, preparazione dei piloti e assicurazione, non si corre il rischio che clienti non informati si rivolgano a operatori abusivi al minor costo?

P.M. SI, questo è il rischio contro il quale lavora Assorpas seguendo delle sue linee strategiche divulgando e creando contatti con altri stakeholder (applicativi, istituzionali etc…) per favorire la conoscenza sulle normative, dei loro risvolti e implicazioni, ma anche delle caratteristiche degli RPAS e delle loro operazioni in relazione agli scopi applicativi. Proprio su questi due versanti Assorpas ha recentemente tenuto due presentazioni all’evento internazionale CivsOps tenutosi a Bruxelles.

D. Il mercato Rpas tra cinque anni. La sua visione?

P.M. Vedere un drone volare per attività commerciale non sarà un’eccezione, ma un fatto comune, anche se è ragionevole pensare che non avremo stormi di RPAS autonomi che voleranno per consegnare dei piccoli pacchi in scenari urbani come paventato da forti attività di comunicazione fatte recentemente da importanti aziende. Invece è ipotizzabile prevedere che, in ambito civile, quindi senza considerare quelle prettamente a fini di sicurezza, le applicazioni più diffuse saranno quelle a più alto valore aggiunto da un punto di vista sociale (pensiamo a quelle di protezione civile), da un punto di vista economico (applicazioni tecniche di monitoraggio industriale, ambientale eccetera), e da un punto di vista della semplicità e diffusione (riprese aeree professionali).