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Droni sul Serengeti per riprese e antibracconaggio

Il leone si è svegliato, alza la testa e poi il corpo da terra, annusa l’aria e anche quella strana creatura che si avvicina piano. Tanzania, Parco nazionale del Serengeti, le immagini che arrivano sul monitor del guardia-parco sono trasmesse da due robot, uno terrestre, che attira l’attenzione di un cucciolo, l’altro in volo trenta metri sopra i grossi felini, che però non paiono minimamente turbati da quel ronzare di piccole eliche. Sapientemente, il pilota lo teine controvento e l’aria trasporta il rumore lontano.

Michael Nichols è un reporter del National Geographic magazine, e ha installato sul robot terrestre una Canon 5D, e seppure abbia qualche problema con la trasmissione Wi-Fi, le immagini scattate lo soddisfano. Nathan Williamson è invece l’operatore del drone: sa perfettamente che non potrà restare in volo più di una decina di minuti, per ora il limite maggiore di questo sistema, unitamente al fatto di non potervi installare grandi sistemi di ripersa per via del peso. Ma entrambi gli uomini ammettono che questo sarà il futuro del pattugliamento e della ricerca in campo naturalistico.

“L’utilizzo di sistemi unmanned ci soddisfa ma deve divenire più competitivo per i costi” dice Nichols “per ottenere una fotografia pubblicabile ho finora speso oltre centomila dollari, differente invece è per le guardie, che utilizzano il drone volante senza scendere dal fuoristrada, risparmiando tempo, carburante e rischio. Per quanto riguarda il Serengeti, i leoni sono soltanto una delle specie da osservare, da qui passano le grandi rotte migratorie, dunque proveremo a utilizzare i droni per seguire animali diversi, comprendendo meglio i limiti e le attitudini del sistema.

Il drone volante può seguire gli animali anche in azione; volando tra sette e dieci metri d’altezza alla loro velocità, le immagini che si possono realizzare sono inedite e di conseguenza anche gli studi che possono derivare dall’analisi dei video. Insomma, ne possiamo capire di più.”

Nel caso del modello terrestre, un rover della SuperDroid Robors, è stato messo a punto porprio per essere robusto; è il terzo che utilizzano nel Serengeti, poiché i primi due si sono rivelati eccessivamente fragili nel momento in cui anche soltanto un cucciolo di leone decideva di attaccarlo per giocare. Non c’è dubbio che le inquadrature dei filmati realizzati i droni siano di alta qualità e interesse anche per chi studia questi animali, da migliorare resta comunque l’impatto acustico delle eliche dell’esemplare volante, un quadricottero, e le capacità ottiche delle macchine fotografiche, che devono essere più rapide nell’aggiustare le focali ai veloci movimenti degli animali. Ma con la rapida evoluzione delle ottiche e della tecnologia, entro un paio d’anni potremo fruire di immagini mai viste prima.

http://ngm.nationalgeographic.com/serengeti-lion/index.html#/the-robot

Anche i tedeschi di Microdrones hanno compiuto una missione in Tanzania per conto del network tv NBC, il video spettacolare: