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Nord Dakota, test per gli spazi aerei integrati

Cinque aeromobili differenti tra loro per prestazioni e caratteristiche, alcuni pilotati da bordo, altri da remoto, ma tutti nello stesso spazio aereo. Questo l’esperimento che l’FAA americana aveva autorizzato in agosto e che è perfettamente riuscito presso la base aerea di Grand Forks, nel Nord Dakota, dove sono stati fatti volare insieme questi mezzi allo scopo di sperimentare l’integrazione in una stessa porzione di cielo di aeroplani e droni, così come richiesto dal piano previsto dall’Ufficio FAA appositamente costituito in seno all’ente americano. Un centinaio gli specialisti civili e militari coinvolti nelle operazioni, alcuni proprio della FAA, altri della Civil Air Patrol, dell’U.S. Customs and Border Protection, dei Marines, dell’Esercito e naturalmente i padroni di casa dell’Usaf appartenenti al 119th Wing del Dakota Air National Guard. Il comando delle operazioni è stato del soddisfattissimo maggiore Erik Siegel, il quale ha sottolineato la grande professionalità e flessibilità che tutto il personale ha dimostrato durante i test, cominciati il quattro agosto scorso e finiti ieri. Una coppia di droni MQ-9 Predator hanno volato insieme con uno RQ-4 Global Hawk B-40, ed insieme con due aeromobili convenzionali, un King Air 200 and un Cessna Citation.

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Lotta tra privacy e necessità d’innovazione

Due fatti accaduti in Nordamerica riportano l’attenzione sulle questioni più spinose riguardanti questo nostro settore Unmanned.

La cena del giovane Conner Galway, sul patio del suo appartamento situato al 36° piano di un palazzo nel centro di Vancouver, è stata disturbata dal un rumore simile a quello di uno sciame di api impazzite. Giusto il tempo di avvicinarsi al parapetto ed ecco apparire un piccolo elicottero con luci verdi e rosse. Un po’ incredulo ma tutt’altro che intimorito, Conner lo ha filmato e ha quindi caricato il video su Youtube. In seguito, intervistato dalla CBC News, ha quindi raccontato che questo drone era rimasto per circa mezzora in volo a circa 60 centimetri dalle finestre, spostandosi da appartamento ad appartamento. Dopo averlo osservato con attenzione e documentato, Conner aveva quindi chiamato il Dipartimento di Polizia, specificando che non si trattava di un’emergenza, ma di una violazione del proprio diritto alla riservatezza. Ecco una parte del video di Conner: https://www.youtube.com/watch?v=sTwkFYPbg4w&w=560&h=315

Del resto quella della tutela dei dati raccolti da sensori portati in volo su apparecchi comandati a distanza rimane il nocciolo della questione normativa, insieme con la sicurezza in termini di possibili incidenti. Recentemente, l’Autorità aeronautica americana (FAA), ha chiarito che soltanto i dilettanti – quindi gli aeromodellisti – possono pilotare droni senza permesso. Questo per mitigare la tendenza all’uso indiscriminato degli Rpas, dalle consegne della pizza fino alle intenzioni di Amazon di farne dei postini. Ora però studenti e professori di facoltà tecniche mettono in guardia la FAA sugli effetti di questa presa di posizione e sul fatto che: “La definizione stessa di aeromobile è talmente stringente da non permettere all’innovazione di potersi esprimere”, come dice Paul Voss, professore associato della scuola di ingegneria Smith College di Northhampton, capogruppo di un team di studiosi che comprende anche docenti del Mit di Boston e di Harvard. Continua Voss: “Se vai al supermercato e acquisti un drone da 10 centimetri e lo usi con tuo figlio in giardino è un giocattolo e sei nella legalità, ma se lo usi per ricerca diventa uno Rpas e devi chiedere il permesso di volo alla FAA. Ciò è assurdo.” Gli fa eco Eric Poehler dell’università del Massachusetts Amherst, il quale prevede di dover restringere le sue attività in corso su Pompei proprio per questo motivo, e in particolare perché non potrebbe garantire l’uso legale del drone a tutti i suoi studenti.

Pompei ripresa dall'alto mediante un sistema remoto.

Pompei ripresa dall’alto mediante un sistema remoto.

Ma il nodo, come sappiamo, è davvero difficile da sciogliere.

http://www.bostonglobe.com/news/nation/2014/08/17/academic-researchers-say-faa-rules-are-forcing-them-ground-their-drones/8iNrbYGo5AGevXl6b3XGiL/story.html

Da grande piloterò droni

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, l’elenco delle scuole autorizzate da Enac per svolgere attività di formazione teorica – e in alcuni casi anche pratica – finalizzata al pilotaggio di Sistemi aerei a pilotaggio remoto. L’elenco ufficiale Enac è comunque consultabile all’indirizzo: http://www.enac.gov.it/repository/contentmanagement/node/p875885151/organizzazioni_di_addestramento_140722.pdf

Per i candidati o aspriranti piloti, le linee guida per la formazione dei piloti, alle quali le scuole devono attenersi, sono invece consultabili al link:

http://www.enac.gov.it/repository/contentmanagement/information/p550418526/bozza_lg_2014_001_qualificazione_personale_volo_apr.pdf

Droni e privacy, negli Usa interviene la Casa Bianca

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Le operazioni commerciali con I droni e I principi generali che devono guidarle sono una materia tanto spinosa che l’Amministrazione Obama ha deciso di occuparsene direttamente. Soprattutto in materia di privacy e applicazione delle regole, da tempo in via di definizione da parte della FAA.

La Segreteria dell’Amministrazione nazionale per l’informazione e le telecomunicazioni (National Telecommunications and Information Administration) ha quindi ricevuto direttamente dalla Casa Bianca l’incarico di collaborare con l’industria e le associazioni dei consumatori e degli operatori per scrivere proprio le linee guida che saranno la base del regolamento nazionale.

Ned Price, uno dei portavoce di Washington, ha confermato quindi la creazione di questo tavolo di lavoro, sul quale in cima alla lista delle priorità c’è la definizione delle norme che riguardano la raccolta e la gestione di dati e immagini su suolo pubblico e privato.

Su questo argomento l’Amministrazione Usa ha creato un’apposita pagina web: http://www.executivegov.com/2014/07/white-house-prepares-executive-order-on-commercial-drone-privacy-guidelines/#sthash.cDz7q6Ai.dpuf

Svizzera, supporto ai frontalieri con droni militari

La notizia sulle intenzioni svizzere in fatto di droni, che a metà giugno era passata quasi sotto silenzio, ora è sempre più presente nelle pagine dei giornali. Di fatto, che il Dipartimento della Difesa della Confederazione Elvetica avesse scelto un drone per dotare le sue truppe non era fatto da solleticare l’attenzione dei caporedattori, ed era cosa nota dal 2012. Ma ora che si è saputo che l’Hermes 900 HFE, questo il sistema aeromobile a pilotaggio remoto acquisito, è prodotto dalla israeliana Elbit Systems di Haifa e che i mezzi avranno anche un uso civile, coinvolgendo le guardie frontaliere, l’attenzione dei media si è alzata. A onor del vero il concorrente dell’Hermes in questa gara era anch’esso israeliano, il Super Heron della Aerospace Industries. Ma ora che gli Ermes 900 sono in arrivo, la vicenda è di stretta attualità. Intanto: costo dell’operazione 276 milioni di dollari per 15 unità Hermes 900 HFE destinati a Forze Armate e Protezione Civile. Sostituiranno gli ADS 95 Ranger, una flotta di 24 Uav ricognitori assegnati alla base di Emmen, nel Cantone di Lucerna. I Ranger, di costruzione svizzera, erano entrati in servizio a partire dal 1998 e rimarranno comunque attivi anche se in fase di progressiva sostituzione entro fine decennio.

Le prove di valutazione dell'Hermes 900 sulla Svizzera risalgono all'inverno 2012.

Le prove di valutazione dell’Hermes 900 sulla Svizzera risalgono all’inverno 2012.

L’Ermes è un top-seller degli Uav israeliani, è infatti stato venduto già alle forze di Brasile, Cile, Colombia, e Messico. Anche se non paragonabile ai droni di classe superiore, l’Hermes 900 è comunque in grado di svolgere missioni a quota media e di lungo raggio, rientrando così nella categoria definita MALE. Tecnicamente, ha un motore Rotax 914 da 115hp, raggiunge i 30.000 ft e ha un’autonomia di 36 ore. La velocità massima è 220 km/h e il carico utile è 350 kg, quindi può ospitare a bordo sistemi elettro avionici di vario tipo. Ma se uno degli scopi è la difesa, l’altro, quello della Protezione Civile, la dice lunga sulle intenzioni della Confederazione di proteggere i suoi confini. Infatti grazie a un accordo tra Guardie frontaliere ed esercito, le immagini degli Hermes potranno essere inviate a richiesta anche agli agenti sul territorio, con l’obbiettivo di scovare le piste usate per varcare la linea di confine con l’Europa politica.

Nel dettaglio l’analisi chiesta al drone più frequentemente è quella termica effettuata nelle ore notturne, grazie alla quale si riescono a distinguere gli animali dagli uomini e dai mezzi meccanici in movimento. così i frontalieri potranno richiedere interventi mirati su particolari zone o sentieri montani senza più doverli percorrere, ma localizzando i loro bersagli con precisione e intercettandoli dove più conviene.

Workshop Enac, preoccupa la Circolare ed esplode la “bolla” delle scuole

Il sistema del calcolo relativo all’analisi del rischio, previsto dalla circolare attuativa dello scorso mese, e i parametri che sarebbero richiesti per certificare i droni della classe >25 kg sono i temi più indigesti agli operatori. In effetti, richiedere coefficienti di sicurezza di “dieci alla meno sei” (una avaria ogni milione di operazioni), oppure dover stabilire di volta in volta il livello del rischio in base alla massa del Sapr usato moltiplicata per la velocità massima e l’autonomia residua, risulta più un esercizio da primo anno di ingegneria piuttosto che da professionisti e pone non pochi problemi, per esempio, in campo assicurativo. Questa l’idea espressa da più parti a Roma durante l’ultimo workshop organizzato a Enac il 10 giugno scorso. – “Una regola va rispettata” commentano gli operatori, “ciò che oggi si fa con un Rpas da tre chili, l’anno prossimo sarà possibile con un mezzo da un chilo e mezzo, quindi procedere a fare calcoli da inserire nel manuale delle operazioni è assurdo, serve una semplificazione.” Continuano intanto le richieste da parte di operatori aeronautici e non per certificarsi come scuole, anche se, al momento, non si comprende come possano essere rilasciati titoli aeronautici validi da chi opera già in modo certificato come scuola di volo Vds oppure come organizzazione ATO, e neppure se il superamento del solo esame di teoria sia sufficiente per Enac, laddove l’ente chiede la “dimostrazione di conoscenza delle regole dell’aria e degli spazi aerei”.

Si tratta comunque si “aggiustamenti” normativi necessari e previsti, in quanto la tecnologia Rpas attuale e la sua rapida evoluzione pongono problematiche che nel settore aviazione risultano completamente nuove. Vi terremo aggiornati.

Caccia a Boko Haram (senza droni già pagati)

Tra i più gravi fatti di cronaca che hanno segnato questa prima metà del 2014, c’è sicuramente il rapimento delle studentesse nigeriane per opera dei guerriglieri islamisti Boko Haram. E come i media hanno riportato, in Nigeria sono arrivati aiuti internazionali in termini di personale e mezzi.

 

Una delle immagini delle ragazze rapite diffuse dai media. (screenshot RAI)

Una delle immagini delle ragazze rapite diffuse dai media. (screenshot RAI)

Il risvolto “unmanned” di questa vicenda è che nel 2006 la Nigeria aveva acquistato da Israele alcuni UAV da ricognizione, ma a causa di incuria e manifesta incapacità gestionale della flotta, questa giace ferma da anni e non è al momento in grado di compiere le missioni di ricerca che sarebbero opportune per localizzare gli ostaggi. La notizia ovviamente arriva dal costruttore israeliano, che ha decretato la completa inefficienza dei sistemi.

“Per quanto abbiamo saputo e visto, gli Uas non sono in condizione di volare” ha detto Tsur Dvir, dirigente marketing della Aeronautics Defense Systems, azienda basata a sud Tel Aviv, che fornì alla Nigeria i velivoli senza pilota Aerostar. Da parte nigeriana, il portavoce della Difesa, dopo un po’ di imbarazzo e reticenza, ha confermato il fatto senza però rivelare alcun particolare riguardante gli accordi militari tra Israele e il suo Paese, mettendo comunque in forte imbarazzo il governo .

Israele la settimana scorsa aveva inviato sul posto ufficiali del Mossad esperti di negoziazione, che al fianco di personale dei Servizi di Gran Bretagna e francia stanno aiutando i nigeriani nella ricerca di una soluzione del rapimento delle duecento ragazze, avvenuto il 14 aprile.

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Il fallimento delle operazioni di manutenzione degli Uav pare sia proprio uno dei motivi per i quali il Paese non ha potuto intervenire con prontezza nella vicenda.Dvir, parlando a margine di una conferenza organizzata dall’Israel Defense Magazine, ha dichiarato alla agenzia Reuters che dal momento della consegna degli Aerostar, la Nigeria non ha mai chiesto alcun supporto per la loro manutenzione, fosse esso tecnico come logistico.

Abbiamo ricevuto richieste per pezzi di ricambio, ma nessuna domanda per istituire corsi di formazione oppure operazioni di rimessa in linea dei mezzi, e neppure per l’abilitazione all’uso delle termo camere che possono localizzare un corpo umano nella foresta anche al buio. Probabilmente quei sistemi, consegnati nel 2006, giacciono da qualche parte esposti al sole. Hanno volato soltanto nel periodo in cui le milizie attaccavo gli impianti petroliferi del delta del Niger, quando ad essere rapiti erano tecnici e ingegneri. Senza manutenzione i sistemi divengono obsoleti in poco tempo.”

Ciò che Dvir non rivela è quanti droni Aerostar siano stati venduti al Paese africano, seppure sia quasi confermato che la commessa valse da 15 a 17 milioni di dollari. Tuttavia lo scorso mese di dicembre la Nigeria aveva rivelato di aver prodotto un sistema Uav proprio presso la base di Kaduna, ma nessuno lo ha mai visto staccarsi da terra.

Al momento in cui scriviamo. piloti americani stanno già volando sulla Nigeria alla ricerca delle ragazze scomparse, e il Governo africano sta trattando con i ribelli, negando però la possibilità di liberare prigionieri per uno scambio.