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Fotografia a eliche ferme

Che questo settore stia entrando di prepotenza nella vita delle persone come in vari rami dell’aviazione è stato dimostrato mercoledì scorso al Circolo della Stampa di Milano. Al nostro primo evento Dronitaly eravamo oltre 200 e tutti siete stati incollati alle sedie fino all’ultimo intervento. Neppure il tempo di ritornare a casa che il telefono ha squillato una decina di volte. Erano quelli presenti alla tavola rotonda che ancora una volta hanno voluto sottolineare I temi caldi dell’entrata in vigore del Regolamento Enac proprio ora che si attende la circolare attuativa. Lo so, bisogna aspettare, leggere bene, poi capire e regolarsi, poiché la medesima norma regola l’uso commerciale di un oggetto che pesa pochi chilogrammi e vola a trenta metri da chi lo pilota, fino a oggetti del peso di 149 kg che possono attraversare il cielo italiano volando tra aeroplani commerciali, sopra il mare ma anche città e paesi.

In generale abbiamo compreso che la febbre da drone nasce da un preciso virus: poter installare un qualsiasi tipo di sensore su un oggetto che si muove oltre il nostro sguardo e poi fruire dei risultati del suo lavoro appeso al velivolo senza pilota. Spero non siamo così messi male da desiderare questo vojeurismo radiocomandato.

Tuttavia le preoccupazioni dei miei interlocutori si sono dimostrate in genere sempre le stesse: con I droni ormai si lavora e la domanda cresce, qualsiasi stop dovuto a inadempienze burocratiche sarebbe catastrofico. Giusta osservazione, ed anche se Enac non ha alcuna intenzione di paralizzare tutti finché ente non autorizzi, per ora gli assicuratori non hanno idea di come studiare le polizze anche se non vedono l’ora di farlo. Uno di loro, rappresentante di una grande compagnia inglese, mi ha chiesto quali fossero i parametri con i quali poter confezionare un contratto proponibile. Siamo infatti lontani da quelli dell’aero modellismo, così come siamo agli antipodi dei rischi calcolati per l’aviazione civile.

Le stesse Istituzioni, Polizia Locale, Vigili del Fuoco, Guardie Forestali, stanno sperimentando senza ancora aver chiarito le regole d’ingaggio con l’ambiente circostante né con gli stessi loro agenti. Ma soltanto l’idea di spender meno e non esporre l’uomo a rischi li fa impazzire dalla voglia di controllare un drone a distanza.

Gli avvocati, nel dubbio, non sanno se cominciare dal Codice Civile oppure da quello della Navigazione. E in ordine di “voglia di fare” i più agitati sono coloro che desiderano aprire una scuola di volo. Ce ne sono parecchi, da chi sa già tutto e si è messo a scrivere il manuale operativo (su quali standard e sillabus, ci chiediamo), e chi non ha ancora letto la norma ma l’idea di guadagnarci lo alletta, specialmente se fino a qualche anno ha cavalcato l’onda delle scuole da diporto sportivo.

Aveva colpito il fatto che durante una recente fiera di prodotti e servizi per il matrimonio, un quarto dei fotografi proponevano già a catalogo le riprese fatte col drone. Qualcuno salvi la vecchia zia o il testimone dall’avaria del quadrirotore.

Infine ci sono i giornalisti, I quali se non altro hanno compreso come la linea di confine tra rispetto della privacy e diritto di cronaca, quando piloti un drone non si vede, è un’area grigia infinita nella quale ci possiamo orientare (sono tra di loro, ndr), facendo appello ai soli principi di etica e deontologia professionale.

In questo senso, gli avvocati di Sacramento (California, Usa) stanno discutendo una proposta interessante da far applicare a privati e forze dell’ordine: porre limiti all’uso delle immagini aeree realizzate con Rpas alle situazioni di emergenza stretta, si vorrebbe che fossero distrutte le foto e i filmati non utilizzabili come prove dopo un breve periodo di tempo, e che l’uso del drone su proprietà private sia vietato senza un mandato da parte dell’autorità giudiziaria, a meno che non sia ritenuto un caso di imminente pericolo di vita.

Non illudiamoci, non sarà la soluzione. Tanto ancora sconosciuti e imprevedibili sono i risvolti che l’uso di questa tecnologia può riservarci. La proposta per il Senato Usa la leggete qui, sulle pagine locali californiane del Los Angeles Times.

Droni e giornalisti, gli Usa vogliono regole (ma apre la scuola per piloti paparazzi)

Tutto starà nel saper tirare la sottile linea che divide i reporter dalle spie.  Pare proprio che disseminati in tutti gli Usa ci siano giornalisti e paparazzi appostati ad aspettare di poter immortalare le loro prede usando I droni, così come aspettano che la Federal Aviation Administration crei le regole per poterli usare. A dire il vero questa fase è recente, poiché qualche ardito fotografo di riviste gossip ci ha già provato, ed è anche finito nei guai per aver violato il divieto di utilizzo commerciale degli Rpas, piccoli o grandi che siano.

Photo: courtesy by: The Motherboard website

Photo: courtesy by: The Motherboard website

Ora il Congresso ha cominciato ad affrontare il problema, anche se la norma tanto attesa pare non sarà firmata fino a novembre, ed entrerà in vigore soltanto dopo qualche mese di “prova”, periodo durante il quale la FAA raccoglierà i pareri di operatori, assicuratori e ispettori di volo. Fino ad allora, grazie a una legge del 1981, soltanto gli aeromodellisti possono utilizzarli. Intanto però, siccome l’occasione di farci soldi è ghiotta, Matt Waite, un professore di giornalismo dell’Università del Nebraska, ha appena fondato una scuola per reporters drondotati, o se preferite Drones-equipped.

Il portavoce dell’FAA Alison Duquette ha però ricordato che gli hobbisti operano sotto regole molto stringenti in fatto di sorvolo di persone e cose, e che quindi il giornalismo così fatto solleverà grandi interrogativi sulla responsabilità civile.

Ma questo non ferma la voglia di imparare: attualmente la scuola di aero-paparazzi conta 123 allievi da 21 Paesi e www.DroneJournalism.org raccoglie adesioni ogni giorno, e il 3 gennaio un fotografo de The Spokane (Wash), diffondendo le immagini di un evento privato si è cacciato nei guai, pur con l’attenuante di trovarsi a operare ancora in quella “zona grigia” che attende di essere normata. Sul fronte opposto, Eric Seals, fotoreporter del Detroit Free Press, ha dichiarato che prima di utilizare il loro Phantom craft per pubblicare immagini, attende un chiarimento dall’ufficio legale dell’editore e dice:

Siamo convinti che si tratti di una piccola rivoluzione, e spero che le norme in fase di studio non si rivelino troppo stringenti, finendo per scontrarsi con la libertà di stampa e il diritto di cronaca.”

Chris Calabrese, consigliere legale per l’unione American Civil Liberties, il 15 gennaio ha inviato un messaggio al Senato nel quale dichiara: “La fotografia con il drone, come ogni altra forma di ripresa, dovrebbe essere garantita dal Primo emendamento, lasciando la possibilità di operare per la raccolta di situazioni od eventi.” Propone anche di cambiare il nome dei piccoli Rpas per superare l’accezione negativa che il pubblico ha della parola drone. Per saperne di più:

http://www.poynter.org/latest-news/top-stories/237649/journalists-await-new-drone-regulations-and-wait-and-wait/