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L’Unione Europea “poco unita” e il futuro degli Uas

Perdere competitività in tecnologia, distruggere posti di lavoro, ma soprattutto ridurre le capacità difensive. Sono gli spettri dell’ultimo Summit 10 di Bruxelles. E mentre alcuni paesi vogliono ridurre ancora le spese militari e non acquistare più dagli Usa, che invece investono sui droni, l’UE vuole varare un programma pan-Europeo per uno Uav comune. Per ora, soltanto a parole.

Dyke Weatherington, direttore dell’ufficio sorveglianza e ricognizione del Dipartimento della Difesa Usa (Dod, Pentagono), ha dichiarato il 23 dicembre scorso che i velivoli senza pilota nel corso del 2013 hanno mostrato un costante aumento delle loro capacità tecniche e strategiche. “Questa dimostrazione” ha continuato l’analista americano, “spinge la nostra visione tecnologica avanti di un quarto di secolo, specialmente nei settori degli Uas volanti e subacquei, che hanno raggiunto l’affidabilità di quelli terrestri”. Ora sarà necessario un percorso di progressiva integrazione e interoperabilità per soddisfare pienamente i requisiti desiderati dal Dod. “In futuro, agli Uas in generale e agli Rpas militari saranno richiesti livelli di efficienza ancora maggiori, poiché saranno usati in contesti e ambienti via via più complessi, per questo motivo abbiamo tracciato un percorso (roadmap), da qui al 2038, che vedrà aumentare anno dopo anno le possibilità operative autonome dei mezzi.” Pochi giorni prima, il ministro inglese David Cameron aveva annunciato di voler chiedere alla Commissione Europea riguardo il nascente sviluppo di un programma di sorveglianza basato su sistemi senza pilota. Da Bruxelles, un portavoce dell’Unione ha risposto che non esistono al momento piani di questo tipo né di acquisire in multi proprietà tra gli stati UE una flotta di droni. Cameron in occasione del “Summit 10” di fine anno (14 dicembre), intendeva chiedere all’Unione di fare chiarezza sulle performance di supremazia della Nato come primo organo di intervento militare al quale, qualsiasi altro sistema o programma, deve essere subordinato. E proprio riguardo i droni, l’inquilino di Downing Street ha sottolinea che: “Devono appartenere alle singole forze armate nazionali e non ad alcuna forza comune europea, per poterne disporre in modo chiaro, dichiarandosi allarmato per la presentazione di un piano-quadro per lo sviluppo di una flotta Rpas per il 2020-2025.”

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David Cameron e Tom Enders fotografati al salone di Dubai (foto Eads)

In questo documento è scritto: Il Consiglio Europeo accoglie e supporta i progetti multinazionali sviluppati e approvati dagli stati membri e supportati dall’Agenzia Europea per la Difesa, che possano migliorare le garanzie di sicurezza attraverso la creazione di programmi: lo sviluppo di un sistema Rpas di prossima generazione che operi a media quota e lunga autonomia, da progettare a partire dal 2014, con capacità di rifornimento aria-aria. Lo scopo è ridurre la frammentazione della flotta attuale, costituendo le opportune sinergie per le procedure di certificazione, qualifica, supporto e addestramento. Cameron contesta la conclusione del rapporto laddove si dichiara che la Commissione Europea intende favorire “strette sinergie” per integrare il sistema in quello dell’aviazione dell’Unione, che l’Unione stessa avrà un ruolo nell’approvazione dei voli di questo drone nello spazio aereo comune, ma non si occuperà degli attuali droni già operativi. Il Ceo della Agenzia per la Difesa Europea Claude-France Arnould si aspetta l’approvazione del progetto da parte di tutti i leader dell’UE, dichiara inoltre che: “Sarebbe una tragedia se gli effetti della crisi avessero ridotto le capacità nazionali del comparto per lo sviluppo di questi apparecchi e le potenzialità tecnologiche di difesa dei singoli stati. In particolare, si pensa all’uso esteso degli Rpas in veste civile per la sorveglianza dei flussi migratori di persone dal Nordafrica.

Dalla parte delle aziende, il 12 dicembre Tom Enders, ceo ci Eads, aveva dichiarato al Financial Times; “Europa dovrà acquistare il suo prossimo cacciabombardiere dagli Stati Uniti o in Asia se non investirà nella propria industria della difesa consentendo il consolidamento del settore”, invitando i leader che hanno partecipato al Consiglio europeo del 14 dicembre a stanziare fondi e concordare un calendario per la realizzazione dell’Uas. Enders sostiene che sia un passo inevitabile per ridurre il divario che separa l’Europa dagli Usa e Israele. Enders pochi giorni prima aveva annunciato 5.800 esuberi in Eads. “Spero vedremo nascere iniziative concrete” ha detto. Nel campo degli Uav, l’ultimo salone di LeBourget aveva visto l’intesa tra Eads, Alenia Aermacchi (Finmeccanica) e Dassault per realizzare un velivolo congiunto, basato sulle esperienze dei dimostratori Eads Talarion, i BaeS Mantis e Taranis, Dasault-Alenia Neuron e il completamente italiano Alenia-Aermacchi Sky Y.

Aero 2014 ospiterà gli UAS

AERO 2013

La prossima edizione di Aero, il salone dell’aviazione leggera che si terrà alla Messe di Friedrichshafen (D), dal 9 al 12 aprile 2014, ospiterà anche un nuovo settore espositivo denominato “UAS-Expo” (Unmanned Aerial Systems). AERO presenterà così gli attuali sviluppi nel campo dei droni per usi civili. Inoltre, per la prima volta sarà presentato un Indoor Flying Display dedicato proprio ai velivoli comandanti a distanza. Completerà l’esposizione l’area dedicata alla sensoristica attiva e passiva installabile sia su Uas ed Rpas, sia su velivoli pilotati destinati alla sorveglianza del territorio. http://www.aero-expo.com/

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Droni sul Serengeti per riprese e antibracconaggio

Il leone si è svegliato, alza la testa e poi il corpo da terra, annusa l’aria e anche quella strana creatura che si avvicina piano. Tanzania, Parco nazionale del Serengeti, le immagini che arrivano sul monitor del guardia-parco sono trasmesse da due robot, uno terrestre, che attira l’attenzione di un cucciolo, l’altro in volo trenta metri sopra i grossi felini, che però non paiono minimamente turbati da quel ronzare di piccole eliche. Sapientemente, il pilota lo teine controvento e l’aria trasporta il rumore lontano.

Michael Nichols è un reporter del National Geographic magazine, e ha installato sul robot terrestre una Canon 5D, e seppure abbia qualche problema con la trasmissione Wi-Fi, le immagini scattate lo soddisfano. Nathan Williamson è invece l’operatore del drone: sa perfettamente che non potrà restare in volo più di una decina di minuti, per ora il limite maggiore di questo sistema, unitamente al fatto di non potervi installare grandi sistemi di ripersa per via del peso. Ma entrambi gli uomini ammettono che questo sarà il futuro del pattugliamento e della ricerca in campo naturalistico.

“L’utilizzo di sistemi unmanned ci soddisfa ma deve divenire più competitivo per i costi” dice Nichols “per ottenere una fotografia pubblicabile ho finora speso oltre centomila dollari, differente invece è per le guardie, che utilizzano il drone volante senza scendere dal fuoristrada, risparmiando tempo, carburante e rischio. Per quanto riguarda il Serengeti, i leoni sono soltanto una delle specie da osservare, da qui passano le grandi rotte migratorie, dunque proveremo a utilizzare i droni per seguire animali diversi, comprendendo meglio i limiti e le attitudini del sistema.

Il drone volante può seguire gli animali anche in azione; volando tra sette e dieci metri d’altezza alla loro velocità, le immagini che si possono realizzare sono inedite e di conseguenza anche gli studi che possono derivare dall’analisi dei video. Insomma, ne possiamo capire di più.”

Nel caso del modello terrestre, un rover della SuperDroid Robors, è stato messo a punto porprio per essere robusto; è il terzo che utilizzano nel Serengeti, poiché i primi due si sono rivelati eccessivamente fragili nel momento in cui anche soltanto un cucciolo di leone decideva di attaccarlo per giocare. Non c’è dubbio che le inquadrature dei filmati realizzati i droni siano di alta qualità e interesse anche per chi studia questi animali, da migliorare resta comunque l’impatto acustico delle eliche dell’esemplare volante, un quadricottero, e le capacità ottiche delle macchine fotografiche, che devono essere più rapide nell’aggiustare le focali ai veloci movimenti degli animali. Ma con la rapida evoluzione delle ottiche e della tecnologia, entro un paio d’anni potremo fruire di immagini mai viste prima.

http://ngm.nationalgeographic.com/serengeti-lion/index.html#/the-robot

Anche i tedeschi di Microdrones hanno compiuto una missione in Tanzania per conto del network tv NBC, il video spettacolare:

Video intervista

Disponibile video intervista all’Ingegner Enea Guccini sul Regolamento APR


ASSORPAS è l’Associazione italiana che aggrega le imprese operanti nel settore dei piccoli velivoli a pilotaggio remoto (micro e mini UAV, altrimenti detti “droni”).