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Lotta tra privacy e necessità d’innovazione

Due fatti accaduti in Nordamerica riportano l’attenzione sulle questioni più spinose riguardanti questo nostro settore Unmanned.

La cena del giovane Conner Galway, sul patio del suo appartamento situato al 36° piano di un palazzo nel centro di Vancouver, è stata disturbata dal un rumore simile a quello di uno sciame di api impazzite. Giusto il tempo di avvicinarsi al parapetto ed ecco apparire un piccolo elicottero con luci verdi e rosse. Un po’ incredulo ma tutt’altro che intimorito, Conner lo ha filmato e ha quindi caricato il video su Youtube. In seguito, intervistato dalla CBC News, ha quindi raccontato che questo drone era rimasto per circa mezzora in volo a circa 60 centimetri dalle finestre, spostandosi da appartamento ad appartamento. Dopo averlo osservato con attenzione e documentato, Conner aveva quindi chiamato il Dipartimento di Polizia, specificando che non si trattava di un’emergenza, ma di una violazione del proprio diritto alla riservatezza. Ecco una parte del video di Conner: https://www.youtube.com/watch?v=sTwkFYPbg4w&w=560&h=315

Del resto quella della tutela dei dati raccolti da sensori portati in volo su apparecchi comandati a distanza rimane il nocciolo della questione normativa, insieme con la sicurezza in termini di possibili incidenti. Recentemente, l’Autorità aeronautica americana (FAA), ha chiarito che soltanto i dilettanti – quindi gli aeromodellisti – possono pilotare droni senza permesso. Questo per mitigare la tendenza all’uso indiscriminato degli Rpas, dalle consegne della pizza fino alle intenzioni di Amazon di farne dei postini. Ora però studenti e professori di facoltà tecniche mettono in guardia la FAA sugli effetti di questa presa di posizione e sul fatto che: “La definizione stessa di aeromobile è talmente stringente da non permettere all’innovazione di potersi esprimere”, come dice Paul Voss, professore associato della scuola di ingegneria Smith College di Northhampton, capogruppo di un team di studiosi che comprende anche docenti del Mit di Boston e di Harvard. Continua Voss: “Se vai al supermercato e acquisti un drone da 10 centimetri e lo usi con tuo figlio in giardino è un giocattolo e sei nella legalità, ma se lo usi per ricerca diventa uno Rpas e devi chiedere il permesso di volo alla FAA. Ciò è assurdo.” Gli fa eco Eric Poehler dell’università del Massachusetts Amherst, il quale prevede di dover restringere le sue attività in corso su Pompei proprio per questo motivo, e in particolare perché non potrebbe garantire l’uso legale del drone a tutti i suoi studenti.

Pompei ripresa dall'alto mediante un sistema remoto.

Pompei ripresa dall’alto mediante un sistema remoto.

Ma il nodo, come sappiamo, è davvero difficile da sciogliere.

http://www.bostonglobe.com/news/nation/2014/08/17/academic-researchers-say-faa-rules-are-forcing-them-ground-their-drones/8iNrbYGo5AGevXl6b3XGiL/story.html

Boeing, il gigantesco fantasma senza pilota

Si chiama Phantom Eye ed è il grande Uav costruito da Boeing. Presentato al pubblico ufficialmente il 12 luglio 2010 con un modello in scala ridotta, il prototipo ha la caratteristica di poter volare per quattro giorni senza mai fermarsi e fino alla quota di 65.000 piedi. La potenza necessaria è garantita da due motori alternativi Ford da 2.300 cc a quattro cilindri da 150 hp ciascuno, alimentati a idrogeno. L’apertura alare è 46 metri e la velocità di crociera in quota è 150 nodi, con un carico utile di 226 chilogrammi. Alla cerimonia di presentazione, Darryl Davis, capo della divisione “Phantom Works”, aveva dichiarato: “Il Phantom Eye è destinato ad aprire una nuova era nelle telecomunicazione e nell’attività di ricognizione.” Due anni più tardi il velivolo fu portato presso la base Nasa Dryden, presso il Centro Ricerche della base di Edwards, in California, dove il primo giugno 2012 aveva compiuto con successo il primo dei voli di collaudo. Video e foto su: BoeingPhantom_Eye_takeoff_610x4161124cd6ae-9993-4452-9456-1e5d6771b278.Full.

Gli UAV di Sua Maestà

I piloti dell’Esercito inglese cominceranno presto a volare con i nuovi Watchkeeper, droni realizzati da Thales UK in collaborazione con Elbit Systems. La base operativa sarà Boscombe Down, come ha dichiarato oggi 15 gennaio il colonnello Craig Palmer alla rivista Flight. Il fatto saliente è che i 28 UAV previsti dal programma, per la qualificazione voleranno nello spazio aereo civile inglese, seppure in un’area prima dedicata all’addestramento militare, Salisbury Plain, controllati da 16 stazioni di terra più una di riserva. La commessa per le aziende coinvolte vale un miliardo di sterline. Il sistema Whatchkeeper (nella foto di Thales UK), sarà attivo e finanziato fino al 2040. 

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Nick Miller, direttore commerciale di Thales UK, riporta che Whatchkeeper ha compiuto più di 600 voli per un totale di quasi mille ore di volo. E che mentre il processo di certificazione della costruzione sta divenendo più lungo del previsto, quello di aeronavigabilità civile e militare garantirà la massima sicurezza delle operazioni anche in condizioni di volo con formazione di ghiaccio. L’Esercito di Sua Maestà attualmente conta una flotta di nove droni Elbit Hermes 450 basati a Camp Bastion, Afghanistan, dove operano in un sistema contemporaneo di tre per volta per 70 ore di volo al giorno. Compresi i voli sull’Iraq hanno totalizzato attualmente ben 86.000 ore di volo.